La Cappella di Teodolinda, un capolavoro del Gotico internazionale

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Arte

A Monza, a coronamento del braccio settentrionale del transetto del Duomo, si apre la Cappella della regina Teodolinda. Voluta dalla famiglia Visconti, dopo gli interventi nel duomo di Milano e nella Certosa di Pavia, è qui che la potente dinastia milanese sfoggia tutto il suo potere.

Costruita a cavallo tra il XIV e il XV secolo, la cappella fu affrescata mezzo secolo più tardi con un ciclo di storie legate alla vita della sovrana longobarda, atte a fornire un’importante testimonianza del passaggio dinastico tra le due famiglie, quella dei Visconti e degli Sforza, regnanti nel ducato di Milano.

I documenti, datati 1445, citano a capo dei lavori di decorazione diversi componenti della famiglia dei noti artisti milanesi, gli Zavattari, il cui capostipite Cristoforo era già impegnato nel primi anni del Quattrocento in alcuni lavori all’interno del Duomo.

Gli affreschi della Cappella, dunque, raffigurano un passaggio importante della storia politica medievale, imponendosi altresì come uno dei capolavori della pittura del gotico internazionale.

Lungo cinque registri che si avvolgono intorno alla cappella, per una superficie di cinquecento metri quadrati, vengono dipinte delle scene vive ed eloquenti, dai colori smaglianti e dagli ampi cromatismi; questo perché la tecnica scelta per la realizzazione fu quella della in uso per la pittura su tavola. Gli artisti dunque dipinsero quando l’arriccio (uno degli strati che compongono l’intonaco) era già asciutto, coperto da strati di calce sottile a supporto dei pigmenti a tempera e  successivamente ricoperti da foglia d’oro e argento per le parti più preziose e di stagno per le armature, fino all’applicazione di lacche colorate per simulare le tappezzerie, solitamente nelle colorazioni del rosso e del verde. Oggi, possiamo solo immaginare la magnificenza delle decorazioni di questa cappella, riverberanti per la lucentezza dell’oro illuminato dalle fiammelle delle candele.

La compostezza e la complessità della raffigurazione, la selezione accurata di materiali preziosi, come lo stesso tema narrativo dimostrano la ricchezza della corte longobarda, ma soprattutto del committente, come si evince dai lussuosi abiti e dalle ricercate acconciature, risalenti alla metà del XV secolo e non all’VI – VII, epoca nella qualche visse la regina Teodolinda.

A testimonianza palese della famiglia Visconti troviamo gli stemmi sopra le finestre di fondo e alcuni richiami alla figura di Filippo Maria Visconti, morto solo due anni dopo l’inizio della lavori della cappella, mentre le insegne della famiglia Sforza, unitasi alla prima grazie al matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, sono percepibili sotto le medesime finestre.

L’attualità storica e il mito della regina longobarda prendono vita nella Cappella di Teodolinda con eccezionale vividezza: Bianca Maria, figlia di Filippo Maria Visconti, in quanto donna non ha alcun diritto ereditario né può diventare duchessa, quindi sposa Francesco Sforza, il quale aveva conquistato Milano nel 1450 e riconosciuto come duca solo dopo la pace di Lodi del 1454. Serviva un modello, un precedente storico per affermare il ruolo dello Sforza anche presso l’opinione pubblica.   

La storia di Teodolinda poteva raccontava metaforicamente la storia di Bianca Maria; anche Teodolinda infatti ebbe due mariti: il primo, Autari e – alla sua morte nel 590 – in seconde nozze, Agilulfo, divenuto grazie a lei re dei longobardi.

Nella lunetta della parete nord inizia la narrazione.
Autari sfiora la mano di Teodolinda a Ratisbona, imponendole dunque il matrimonio – che la renderà regina dei longobardi – il 15 maggio 589  in un accampamento militare presso Campo di Sardi (Verona), dove lo sposo teneva alto il vessillo longobardo contro i Franchi e i Bizantini, di fatti piegati e costretti alla pace dal clima umido e caldo della pianura pavese. Lo stesso anno, nel settembre del 590, Autari muore, lasciando Teodolinda come reggente del popolo longobardo.

Una regina benvoluta, potente al punto da poter scegliere il proprio marito, Agilulfo questa volta, il duca di Torino al quale, presso la Rocca di Lomello, la regina offre una calice: è lei che gli fa la proposta di matrimonio.

In novembre, nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Pomello, verranno celebrate le nozze. Qui, gli affreschi sono chiari: il riquadro del matrimonio tra Teodolinda e Agilulfo è posto esattamente sotto quello raffigurante quello con Autari, con l’unica differenza che sotto la figura del primo marito, in corrispondenza con egli, vi è l’immagine di Teodolinda, è lei la regina, è lei che scegliendo il proprio sposo gli conferisce il titolo. Ecco, il modello; ecco, il nobile precedente per rinnobilire il matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza.

Negli ultimi riquadri la sorprendete abbondanza descrittiva del banchetto ricolmo di cacciagione e vivande a profusione; a cui segue la profezia  della costruzione di una chiesa dedicata a San Giovanni Battista, il Duomo di Monza per l’appunto, fondata nel 595 a seguito – a detta del mito – dell’indicazione di una colomba che visitò la regnanti durante il suo riposto lungo le rive del Lambro.

Nessun testo specifica questo passo invero rappresentato nella cappella, tuttavia secondo Paolo Diacono, la regina scelse Monza, già sede di un palazzo di Teodorico, perché attratta dal clima e dalla salubrità del borgo; vi consacrò quindi l’edificio, che dotò di “molti oggetti d’oro e d’argento e di terre”. Ciò, in qualche modo riconosce i monzesi come gli eredi a tutti gli effetti di Teodolinda.

Sempre Diacono afferma che la basilica era già eretta quando l’abate Secondo di Non vi celebrò il battesimo di Adaloaldo, figlio di Teodolinda e Agilulfo, certamente doveva essere completata quando furono sepolti qui i quattro re longobardi: Agilulfo nel 616Adaloaldo nel 626Teodolinda nel 628 e  infine Rotari nel 652.

All’interno della Cappella, dal 1308, in un sarcofago grigio, proprio sotto le storie che ricordano il valore e la determinatezza della potente e arguta regina del longobardi riposano le spoglie di Teodolinda (e del figlio Adaloardo); forse fiera, forse compiaciuta della magnificenza a ella dedicata la regina ancora vive nella memoria come esempio di capacità e di intelligenza femminile.

© immagine salvata dal sito museoduomomonza.it
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