Cultura Urbis

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Architettura, Società e Territorio, Urbanistica

Se si pensasse di moltiplicare le complessità del singolo all’infinito, ci si avvicinerebbe a capire le complessità della popolazione globale e dell’urbanistica, quindi della città. Al giorno d’oggi si studiano i movimenti delle persone, la dinamica socio-economica che spinge questi a gravitare da un polo all’altro, da una porzione di città all’altra, sotto la spinta dell’avanzamento tecnologico, dei mezzi di comunicazione e delle infrastrutture, sviluppati parallelamente a un’evoluzione sociale e culturale delineata da fabbisogni precisi: la cosiddetta domanda. Attualmente lo sviluppo della città é reso possibile soprattutto dall’aspetto economico di cui essa ode, perciò per incrementare, migliorare o incentivare la percorrenza e la frequentazione di una zona o di un quartiere, si é fatto necessario trovare delle soluzioni che fungessero da centralità locali: poli sportivi, culturali di benessere e divertimento che chiamassero a orbitare intorno a essi il maggior numero di persone possibile, grazie anche all’ausilio della ramificazione stradale. Oggi, il centro commerciale, la multisala, il centro sportivo, il parco dei divertimenti tengono le redini dell’economia di una città muovendo masse provenienti anche da fuori la cerchia cittadina, mentre alcuni casi sono un vero e proprio richiamo turistico (pensiamo ai famosissimi parchi dei divertimenti). Capire come si é arrivati a questo tipo di necessità e di soluzioni é molto semplice e il motivo va ricercato nell’organizzazione cittadina e sociale delle civiltà mediterranee dell’antichità e in particolare, a quelle di fondazione romana o romanizzate.

Il foro é l’antenato della moderna concezione del centro polifunzionale, ma a differenza di quest’ultimo, considerato il cuore della città, l’ombelico del mondo in cui verteva tutta la società di allora: tutta racchiusa in una porzione di territorio che sapeva abbracciare ogni naturale esigenza.

Le tipologie forensi, allargandosi iniziarono a comprendere le attività più promiscue, arrivando a trovare nell’epoca imperiale centri amministrativi, basiliche (adibite ad attività giudiziarie), templi e taberne (attività commerciali), tuti riuniti all’interno di questo complesso celebrativo e monumentale che era il foro. Quest’ultimo quindi inizió a rappresentare un elemento topico dell’urbanistica e un fulcro notevole di vita sociale e commerciale.

Arrivando a una logica più vicina ai nostri giorni, confrontandoci con la differenziazione urbana attuata durante il Medioevo: quando la piazza religiosa, la piazza del municipio e la piazza del mercato vengono scosse e rese indipendenti; ma ancor più,  nel momento in cui nell’Ottocento si avvertí la necessità di locali chiusi e autonomi da adibire a mercato per un primo smistamento delle merci, sebbene la vera attività di distribuzione fosse ancora legata alla piccola rete commerciale.

La moderna concezione di città e di organizzazione dei servizi comparirà alla fine del XIX secolo quando si inizió a pensare ai grandi magazzini e alla divisione tra generi alimentari e di vario consumo.

É chiaro quindi come la dimensione urbana di ieri e di oggi e forse del futuro, sia sensibilmente condizionata dalle necessità generali, dalla cultura e dall’avanzamento sociale: la linfa della città è l’aspetto antropomorfo.

Per quanto riguarda, poi, la veste della città di domani e verso quale indirizzo questa si orienterà lo analizzeremo nel prossimo articolo.

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