David Chipperfield, inaugura la Royal Academy of Arts

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Architettura

Lo scorso 19 maggio, a firma dell’architetto inglese David Chipperfield, è stato inaugurato a Londra l’ampliamento della Royal Academy of Arts (nota anche come RA), in commemorazione del 250esimo anniversario della fondazione della più importante istituzione indipendente britannica guidata da architetti e artisti. Il progetto, atteso dalla critica come dai visitatori, ha previsto la ristrutturazione delle tre gallerie, il Burlington House, e l’edificazione di due campus affacciati tra i quartieri di Piccadilly e Mayfair, noti come Burlington Gardens che, per mezzo di un monumentale ponte in cemento armato a vista, il Weston Bridge, si connettono al nucleo centrale originario, un organismo – quest’ultimo – ormai considerato obsoleto.

Dal punto di vista architettonico, l’ampliamento di Chipperfield, come quello di Pei per il Louvre di Parigi e di Nouvel per il Reina Sofia di Madrid – per citare esempi già trattati in questa rubrica – ha un sapore del tutto originale, un segno di rottura perfettamente coerente tra la preesistenza storica e l’innesto contemporaneo; la connessione al copro centrale, sede della RA dal 1857, del nuovo blocco comporta l’incremento di oltre ottomila metri quadrati ai locali dell’Accademia reale, favorendo la possibilità di espandere le aree espositive per accogliere mostre di architettura, design e arte.

“I Royal Academician sono al centro di tutto ciò che facciamo, governano l’Accademia e sono responsabili della sua direzione.” – ha dichiarato Christopher Le Brun, presidente della Royal Academy of Arts – “L’arte visiva e l’architettura britanniche hanno raggiunto negli ultimi decenni uno straordinario successo internazionale e la prova della rinascita dell’Accademia nel XXI secolo è che tra i nostri accademici abbiamo pittori di fama mondiale, scultori, incisori e architetti. Per la prima volta nel 2018, i nostri visitatori saranno in grado di vedere gratuitamente parecchi dei loro lavori in mostre dedicate all’arte e all’architettura, passate e presenti“. Gli intenti della Royal Academy of Arts sono del tutto eccezionali, ricalcando in tutto e per tutto gli stilemi della contemporaneità in ambito architettonico e museografico. Poco dopo il riconoscimento al Design Museum di Kensington del titolo di Museo europeo dell’anno e la retrospettiva dedicata all’architetto inglese presso la Basilica Palladiana di Vicenza, la RA apre al pubblico grazie ai 12,7 milioni di sterline finanziati dalla National Lottery, la lotteria di Stato britannico, oltre al sostegno di molti privati e fondazioni che, innescando una imponente campagna di raccolta fondi, hanno accumulato altri 3 milioni di sterline per concludere l’ambiziosa opera.

Il nuovo attesissimo allestimento degli spazi culturali, dopo ben dieci anni di gestazione, viene dunque alla luce portando con sé una collezione che vanta la proprietà del Tondo Taddei di Michelangelo, oltre ai dipinti di Reynolds, Kauffman, Thornhill, Constable, Gainsborough e Turner e alla prestigiosa esposizione dei lavori degli studenti della scuola, collocando – a detta di Le Brun – la NewRA come la “piattaforma  ideale per diffondere il nostro contributo al mondo dell’arte e dell’architettura nei prossimi 250 anni”.

Scendendo nel dettaglio del progetto,“il recupero dei Burlington Gardens” – ha spiegato Chipperfield alla stampa – “ha richiesto una serie di sottili interventi architettonici dal grande impatto programmatico”. Infatti, dell’originario progetto di Sir James Pennethorne, l’architetto ha ripristinato l’antico Auditorium a gradoni, ha convertito diversi locali in studi di architettura e i laboratori in spazi espositivi temporanei, mentre nell’ala ovest ha installato la galleria permanente. Tuttavia, il vero nerbo, il centro propulsore dell’intero progetto è il Weston Bridge, il ponte che collega i due bracci della Royal Academy, due periodi storici e persino due destinazioni d’uso differenti. Dai Burlington Gardens, infatti, il ponte fa breccia nel cuore della Burlington House, attraversa le aule della scuola d’arte per arrivare in un lungo e suggestivo corridoio in laterizio, dove ancora si assapora – tra i busti in gesso e gli schizzi a carboncino – l’obiettivo perseguito per due secoli e mezzo dall’accademia: lo studio e la conoscenza dell’arte.

La sostanziosa ristrutturazione e l’ineccepibile progettazione di David Chipperfield sono rese perfettamente nella sua unicità dalla relazione che si è venuta formando tra il contesto esterno della vita pubblica e quello interno dell’ambiente accademico, tra la memoria storica riscontrabile nei reperti della collezione e i lavori degli studenti: un’opera di trasformazione e restauro a tutto tondo, alle soglie dell’avanguardistico per come l’architetto sia riuscito a rovesciare, seppur rispettandone i valori, la naturale chiusura verso l’esterno della più antica scuola d’arte di Inghilterra. Una chiusura naturale che viene quasi del tutto annullata dalla realizzazione di una strada all’interno del campus, da nuovi spazi comuni, lo Schools’ Corridor e il Lovelace Courtyard che, insieme ai ristoranti e ai luoghi di ristoro, sono aperti al pubblico. A fare da corollario a questa nuova dimensione della Royal Academy of Arts di Londra la mostra prevista per l’inaugurazione che, con il titolo Landscape, ha concluso questa attesa metamorfosi.

Solo in conclusione ci permettiamo di proporre una riflessione. Le accademie nascono come la più alta e importante istituzione culturale, in contrapposizione alle corporazioni di stampo medievale; esse vengono avviate nelle botteghe degli artisti rinascimentali per giungere a un nobile punto d’arrivo nel XVIII secolo, quando all’artista viene riconosciuta la condizione di intellettuale a fronte del mero lavoro manuale. In tal senso, le accademie hanno legittimato la forma teorica del processo creativo operato dall’artista dopo e durante la sua più qualificata formazione. Ebbene, questo luogo di studio, di cultura e di impegno pratico e intellettuale può piegarsi alla mercé del consumismo ospitando sotto soffitti mozzafiato ristoranti stellati? O si sta ancora una volta assistendo alla deriva della cultura artistica? Lasciamo a voi ogni ulteriore considerazione.

© Simon Menges

 

 

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