Nathaniel Hawthorne, Il fauno di marmo

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LaCastagna

Tra il gennaio 1858 e il 1859 Nathaniel Hawthorne e la sua famiglia partono per l’Italia, qui lo scrittore de “La lettera scarlatta” inizia a frequentare la colonia di artisti e intellettuali americani e inglesi, visita i musei e tiene un diario dettagliatissimo in cui raccoglie le sue osservazioni e descrive scene e personaggi, gli stessi che torneranno a vivere nel suo secondo romanzo, Il fauno di marmo, che verrà pubblicato l’anno successivo, nel 1860, acclamato dalla critica e dal pubblico. “L’Italia” – scrive lo stesso autore nella prefazione – “ è stata utile soprattutto poiché […] ha fornito una sorta di recinto poetico e magico. […] Il romanzo e la poesia, come l’edera, i licheni e le violaciocche, hanno bisogno di ruderi per poter crescere.” Così, diari di viaggio alla mano, Hawthorne, una volta tornato in Inghilterra, si sorprende della quantità di descrizioni dei vari oggetti, antichità, pitture e statue incontrate in Italia, soprattutto a Roma. Qui, in una Roma della seconda metà dell’Ottocento, risaltano attraverso le parole dello scrittore americano le emozioni più contrastanti: dalla paura per l’epidemia di colera al fascino delle rovine, dalla foga di scappare dall’arsura estiva alla nostalgia più romantica per le glorie di un passato le cui gesta continuano a vive nella luce che bagna i monumenti e nella bellezza e grandiosità dei reperti conservati nei musei.

Così la Roma di Winckelmann e di Goethe appare agli occhi di Hawthorne come di una città che “offre a tutti coloro che ne hanno bisogno una specie di conforto che qui, rispetto ad ogni altro luogo sotto la volta del cielo, è più a portata di mano.” L’autore, nelle sue descrizioni sublimi della città, descrive, documenta, uno stralcio di vita dell’intellettuale tardo ottocentesco, una ristretta cerchia di studiosi che negli atelier degli artisti esprimono sensazioni profondissime e di gran lunga condivisibili.

Il fauno di marmo di Nathaniel Hawthorne, come ogni componimento letterario di fine Ottocento, è un testo complesso, articolato, sostenuto da un’ampia e approfondita ricerca che l’autore giustifica in questo modo: “trovandosi in mezzo a tanta polvere antica, è difficile risparmiare al lettore quelle banalità che scaturiscono dall’entusiasmo sulle quali centinaia di turisti hanno già insistito.” Hawthorne, dunque, celebra l’artista impegnato nel cosiddetto Grand Tour (un viaggio itinerante tra le più importanti città, culle d’arte, in cui avrebbe potuto apprendere i canoni antichità e perfezionare i suoi saperi artistici), ambientando le vicende dei quattro protagonisti nei musei e siti archeologici più importanti di Roma. L’opera si apre con le considerazioni dei personaggi sulla somiglianza tra uno di loro, Donatello, e il Satiro a riposto di Prassitele, conservata presso i Musei Capitolini di Roma. Già dalle prime pagine è palpabile la magia entro la quale lo scrittore vuole far perdere il lettore, una dimensione onirica e palpitante, immersa nella maestosità delle descrizioni di una Roma ormai cancellata dall’attuale metropoli che, tuttavia qui vive, e ammalia. Il racconto di una città quasi completamente scomparsa “alleggerisce” la lettura di un testo al quale il lettore contemporaneo forse non è più abituato, indubbiamente lento e descrittivo, ma recalcitrante e denso di suggestioni. Il Fauno di marmo è un romanzo, che – con le dovute precauzioni – può avvicinarsi al testo storico documentaristico, per questo apprezzabile dagli amanti dell’arte. Leggere l’opera di Nathaniel Hawthorne è paragonabile allo studio delle incisioni di Giovanni Battista Piranesi, alle opere che un secolo prima Nicolas Poussin e Claude Lorrain avevano elaborato osservando Roma. Le vicende che intrecciano le vite di Donatello, un ragazzo dalle nobili origini toscane, Kenyon uno scultore americano e le due pittrici, la timorata Hilda e la ricca e facoltosa Miriam, prendono vita con una cornice dal un lato dettagliatamente precisa dal punto di vista storico, dall’altro dal gusto noir, tra l’amore e il mistero. Il passato oscuro di una dei protagonisti, Miriam, la sua bellezza tratteggiata dall’autore con parole aggraziate ma mai angeliche, fa innamorare perdutamente il protagonista, Donatello, il quale verrà coinvolto con ella in un efferato omicidio che li unirà indissolubilmente e che renderà la narrazione un complicato affresco sul rapporto tra l’uomo e il male, che prende i natali da una intensa riflessione sul senso di colpa.

Il carattere sfuggente e sognante del dettagliato resoconto in chiave narrativa di Hawthorne, definito “un poderoso sfondo di pura fantasia e mistero al di là della portata del comune lettore” da Howard Phillips Lovecraft, rappresenta al meglio un brano della letteratura fantastica del XIX secolo, fusa, per non dire plasmata dall’esame coscienza che l’intellettuale ottocentesco elabora intorno all’individuo. Per questo Donatello, coinvolto per amore in un assassinio, è incapace di accettare il proprio gesto e – dopo una dolorosa introspezione – si consegna alla legge, incarnando l’ideale di uomo moderno, costretto a confrontarsi con la complessità del male e con gli abissi della propria coscienza. Il fauno, dunque, non è più il simbolo della compostezza classica, ma l’emblema di un paradiso perduto, di fronte alla cui consapevolezza la cultura britannica e germanica risponde (per tutto l’Ottocento) con un profondo sentimento di nostalgia.

Il Fauno di marmo, considerato da Henri James, “un’indispensabile bagaglio per ogni viaggiatore inglese in visita a Roma” è una lettura introspettiva ed encomiastica, celebrativa di un mondo lontano ma percepibile e necessario. “Trenta piedi di terreno hanno coperto la Roma dell’antichità, cosicché essa giace come il corpo morto di un gigante, in decomposizione da secoli, che nessun sopravvissuto sufficientemente forte ha mai cercato di seppellire, così che la polvere di tutti quegli anni si è lentamente accumulata sulla salma distesa, facendole accidentalmente da sepolcro. […] Eppure, com’è possibile pronunciare una parola poco gentile o irriverente nei confronti di Roma, la Città di tutti i tempi e di tutto il mondo?” ( cit. Nathaniel Hawthorne)

Titolo: Il fauno di marmo (originale: The Marble Faun)
Autore: Nathaniel Hawthorne
Traduttore: Fiorenzo Fantaccini
Editrice: Classici Giunti
Prezzo: 9,90 euro

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