Tra arte e storia, il quartiere Coppedé di Roma

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Architettura, Urbanistica

A Roma, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento è situato uno dei quartieri più belli della capitale, sconosciuto a molti: il quartiere Coppedé. Esso conserva i migliori esempi di architettura e organizzazione urbana del primo Novecento. Commissionato nel 1913 all’architetto e scultore Gino Coppedé dai finanzieri Cerruti della Società Anonima Edilizia Moderna, il quartiere gode di un nucleo più importante (ultimato solo nel 1921, prima della morte del progettista) e da una serie di edifici lungo le vie che si dipartono radialmente dalla piazza principale.

La commistione tra i due stili e l’influenza di Alfredo D’Andrade sulla progettualità di Coppedé danno luogo a una struttura d’unita abitative principalmente di vicini in cui fossero mischiati, ponderatamente, varie suggestioni provenienti dagli stili dell’antichità: greca, nelle trabeazioni e nei fregi; assiro-babilonese,  di mascheroni a occultazione delle grondaie; medievali, nei prospetti turriti e gli scenari onirici delle forme mostruose e fantastiche, fino ad arrivare ai più complessi riferimenti all’Art Nouveau novecentesca nel richiami ai motivi floreali.

Chiunque si rechi nel quartiere Coppedé leggerá la stravagante esplosione di forme, geometrie e colori nella complessa statuaria, nella logica progettuale dei prospetti e nell’eterogeneità dei materiali impiegati. Le ventisei palazzine e i diciassette villini pullulano di personaggi e decorazioni di ogni tipo e stile: sono alleggerite dalle forature delle logge e dei balconi, traforate e penetrate dalle finestre manieriste, arricchite dagli stemmi barocchi, appesantite dai temi desunti dal repertorio linguistico rococò, tanto d a essere da molti avvicinato alle forme e ai principi della corrente del Neoeclettismo.

Dall’inizio alla fine, il quartiere Coppedé é un’esagerazione della materia: si entra nella piazza principale permezzo di un grande arco turrito in stile medievale, i cui elementi decorativi trovano la più completa esplicazione nell’enorme lampadario, splendido nelle sue forme in ferro battuto. Da via Brenta si raggiunge Piazza Mincio (ideata da Paolo Emilio André, genero di Coppedé), il nucleo centrale del quartiere, dove dal 1924 è ubicata la bellissima Fontana delle rane, disegnata personalmente dell’architetto Coppedé, come ogni singolo partito decorativo, dal fregio alla statuaria. Ideato per un ceto medio impiegatizio, la destinazione d’uso del quartiere divenne a utilizzo signorile, probabile conseguenza della scelta di edificare villini: edifici alti e stretti, generalmente di tre piani, con i prospetti mossi da una variegata molteplicità di elementi che, nei forti chiaroscuri della facciata, si delineano in fregi, stucchi, balconi, colonnine e arcate disposte asimmetricamente fra loro, creando suggestioni scultoree e decorative piene di pathos.

Fra gli edifici più belli va sicuramente ricordato il Villino delle Fate, qui le suggestioni della commistione degli stili spicca nei loggiati con fregi policromi in smalti e terracotta. È proprio questa la particolarità del villino: immerso nel verde di un giardino esotico, diviso dal resto del quartiere da una pesante e bella cancellata, sembra apparire una casa delle fiabe, dove tutto l’aspetto fantastico si ritrova nei colori dei materiali che la compongono: legno, marmo, travertino, ferro, laterizio, vetro. Sul fronte opposto della piazza, la Palazzina del Ragno richiama l’attenzione con la sua altisonante ridondanza di marcature, sormontate da un’inquietante faccione assiro-babilonese.

Percorrendo le strade del quartiere Coppedé sembra che esso ci porti a “spasso nel tempo”: il quartiere vive sotto ai nostri occhi come se fosse una finestra verso il passato è ci raccontasse, con le dovute licenze poetiche, lo sviluppo della nostra cultura architettonica. L’Ambasciata russa è un altro degli stupendi edifici del quartiere, anch’essa strutturata come un villino, conserva la particolarità di essere turrita e di avere la parte basamentale in bugnato rustico  policromo. Forse questo è l’edificio che riprende in maggior modo gli assetti dello stile medievale riportando persino, a meno del loggiato con un fregio greco, un accenno alla copertura sorretta da massicce forme animalesche dalla funzione di grondaia.

Da che è stato costruito, il quartiere Coppedé è molto frequentato, ammirato dai residenti, dai passanti e dai critici: tanto esaltante ed evocativo da essere stato scelto come scenario ideale per il film “L’uccello dalle piume di cristallo” del famoso regista romano Dario Argento.

©  Il Condor/Flickr
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