Il Mattatoio di Testaccio a Roma: la storia passata e futura

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Architettura, Turismo, Urbanistica

Quello che oggi conosciamo come l’ex Mattatoio di Testaccio sorse, su progetto di Gioacchino Ersoch, in un’area completamente libera, subito dopo l’approvazione nel 1872 di un “Progetto per un quartiere industriale nella regione del monte Testaccio: il principale quartiere commerciale e industriale di Roma e anche centro di abitazioni civili”. Il progetto, molto simile a quello già pensato dall’architetto per il vecchio mattatoio – in prossimità di piazza del Popolo – si sviluppa in un unico complesso, con una serie di sezioni relative ai diversi tipi di lavorazione della carne da macello e alle diverse metodologie di mattazione del bestiame, ovviamente definito dalla specie. Il tutto era condizionato dalle necessità produttive e dall’igiene pubblica, mantenuta separando i servizi insediati in ampi e comodi spazi: i padiglioni che oggi si possono ammirare e frequentare.

Quando nel 1888 fu costruito il Mattatoio alle pendici del monte Testaccio, (come i mercati generali, l’ex stabilimento della birra Peroni, il gazometro e molti altri), questi aveva il compito di rifornite Roma dei beni primari: la sua costruzione vantava stabilimenti moderni e all’avanguardia, conformi con i nuovi propositi di Roma Capitale. Purtroppo la vita del Mattatoio era destinata a essere breve, infatti, poco tempo dopo il complesso industriale si verificò inadeguato alle esigenze per le quali venne costruito e da quel momento in poi iniziarono le continue trasformazioni dei locali per il macello.

La nuova veste dell’ex Mattatoio di Roma.

Esternamente ha lo stesso aspetto di sempre, quello che alla fine dell’Ottocento l’architetto Gioacchino Ersoch scelse per la sua opera, ma il cuore del Mattatoio moderno è pensato come un luogo ultramoderno di cultura e di vita, quasi a dimenticare la sua originaria destinazione d’uso. Negli ultimi decenni sono stati molti i provvedimenti che i piani urbanistici hanno programmato per la riqualificazione di questo edificio in “Cittadella delle Arti”. Oggi, il Mattatoio ospita le aule della Facoltà di Architettura dell’Università di Roma Tre e il MACRO, il Museo di Arte Contemporanea di Roma, ampliato con un secondo padiglione, ricavato dal restauro dell’ex pelanda, ovvero la sezione dove si macellavano i maiali. La nuova sede del Mattatoio prevede il restauro di tipo conservativo, in quanto molti caratteri dell’insediamento industriale, come l’altissima ciminiera, le guidovie in ghisa e i ganci, sono state mantenute come testimonianza “vivente”di un’epoca e di un pezzo di storia dell’edificio. L’architettura industriale è stata così conservata ed esaltata: all’esterno per una sorta di coerenza con il territorio e di impatto con l’ambiente circostante, all’interno gli studi di archeologia industriale hanno portato alla formulazione di un progetto rivoluzionario quanto basta per non occultare la forma e – al contempo – rendere vivibili i locali.

I nuovi spazi culturali sono dotati di teatri, sale prove, studi fotografici, aree multimediali e per le arti, archivi fotografici e storici e tantissime altre attività, tutte ben inserite nell’ex Mattatoio, dentro e fuori i suoi stupendi padiglioni in laterizio e travertino. Qui, persone di qualunque età condividono gli stessi spazi, vivono gli stessi viottoli tra le sezioni degli ovini e dei bovini, dei maiali e della tripperia, tutto insieme all’interno di un grande complesso. Se si dovesse portare un esempio di politica urbanistica ben riuscita si parlerebbe proprio del progetto per l’ex Mattatoio che, non solo da sede a numerose associazioni ed enti ma fa anche tornare a vivere un edificio che in alternativa sarebbe stato dimenticato, una prova sono proprio gli spazi e i padiglioni che ancora non sono stati interessati dagli interventi di riqualificazione.

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