Pino Cacucci, Tina

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Biblioteca, Fotografia, Letteratura

Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini nasce il 17 agosto 1896 a Borgo Pracchiuso, una frazione popolare della città di Udine, da una famiglia operaia aderente al socialismo tardo ottocentesco. Così inizia la vita di Tina Modotti, raccontata nel libro di Pino Cacucci, Tina, edito Feltrinelli. Lo scrittore narra con estremo coinvolgimento le vicende che hanno contraddistinto la vita e l’operato (artistico e sociale) di una delle donne più intransigenti e appassionate del Novecento. Con uno stile del tutto personale l’autore intreccia i fatti storici alla vita privata e artistiche della Modotti, elaborando un testo ricchissimo di informazioni e una biografia completa che, grazie a una scrittura divulgativa ma precisa, non risulta pesante per il lettore.

Le prime pagine chiariscono come la formazione artistica di Tina sia iniziata con lo zio fotografo Pietro Modotti, il quale impartisce a una curiosa dodicenne una lezione essenziale, che Tina metterà a frutto quando, nel 1913, arriva a San Francisco, imbattendosi in una California nel pieno del suo fermento culturale – qui si sbizzarrisce Cacucci, andando a recuperare testi e immagini che ricostruiscono le prime espressioni artistiche della Modotti. Nel 1917, Tina sposa il poeta e pittore francese Roubaix del’Abrie Richey, con il quale si trasferisce a Los Angeles. La loro casa diventa un luogo d’incontro per gli artisti e gli scrittori liberali, grazie ai quali Tina ha modo di entrare a Hollywood.

A questo punto, Pino Cacucci fa notare la svolta nella vita di Tina. La sua bellezza, infatti, attira l’attenzione di diversi fotografi che vogliono catturarne l’espressività, uno di questi è Edward Weston, con il quale presto nascerà un’intensa relazione sentimentale. Contemporaneamente però, un altro evento inatteso costituisce una svolta per la Modotti: il 9 febbraio del 1922 il marito muore di vaiolo in Messico, Tina lo raggiunge scoprendo così un paese che l’affascinerà e dal quale non sarà mai in grado di sganciarsi completamente.

Ecco, un altro dei punti più intensi del testo di Cacucci, denso di contenuti e di fonti storici letterarie.

Agli inizi degli anni ’20, Tina Modotti vede un Messico straordinario, quello della rivoluzione post Pancho Villa, zapatista e del grande movimento culturale a seguito della rivoluzione del 1910. Così si addentra alla scoperta di questa terra piena di vivacità e contraddizioni, come è appunto il Messico. I primi scatti sono dedicati alla natura del paese, fiori, alberi, cactus, dune de deserto, più tardi ai volti della povertà e della rivoluzione.

Nel luglio del 1923 Tina è in Messico con Edward Weston. I due, uniti da un forte amore, vivono il clima politico e culturale post-rivoluzionario a contatto con i grandi muralisti, quali David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera.

Anche nel testo di pico Cacucci questo è il punto più esaltante e coinvolgente, di scoperta e realizzazione.

A contatto con Weston, Tina aumenta le sue capacità fotografiche e conquista molto presto un’autonomia espressiva fortissima. Da Weston, Tina Modotti impara a usare le macchine di grande formato, a padroneggiare i segreti della camera oscura, della stampa e dello sviluppo, ma anche il rigore e l’equilibrio compositivo che manterrà per tutta la sua carriera.

Fino al 1926 – 1927 Tina e Weston intraprendono continui viaggi tra San Francisco e il Messico. La rottura con Weston è significativa e marcherà profondamente tutto l’operato successivo della fotografa. Cacucci continua descrivendo come da questo momento Tina aderisce al Partito Comunista Messicano, lavora per il movimento sandista e partecipa alle manifestazioni in favore di Sacco e Vanzetti, durante le quali conoscerà l’amico di tutta una vita: Vittorio Vidali.

In questo momento Tina cambia il suo modo di fotografare spostando l’obiettivo verso forme più dinamiche, usando il mezzo fotografico come uno strumento di indagine e denuncia sociale. Nelle sue opere quindi iniziano a comparire simboli ideologici di esaltazione del lavoro, del popolo e del suo riscatto, sempre in un estremo equilibrio estetico: ecco, la lezione di Weston.

A questo periodo risale la grande amicizia con la pittrice Frida Kahlo e nel settembre del 1928 la relazione con Juan Antonio Mella, il giovane rivoluzionario cubano, con cui Tina ha un amore profondo e al cui fianco intensifica il lavoro di fotografa impegnata e militante politica.

Dopo l’assassinio di Mella Tina si dedica alla militanza e al lavoro fotografico, realizzando un significativo reportage sulla regione Tehuantepec. Pubblica le sue immagini sulle riviste curando le copertine, inventa quello che oggi diremo la Grafica Pubblicitaria-propagandistica, che poi avrà un enorme riflesso sul cinema messicano, costituendo una lezione magistrale per gli operatori cinematografici.

Questo è il punto in cui Cacucci coglie meglio l’anima del tempo, raccogliendo significative informazioni storiche sull’influenza del nuovo clima politico messicano, a seguito del quale Tina è arrestata ed espulsa dal Messico con l’accusa di aver complottato contro il nuovo capo dello Stato, Pasqual Ortiz Rubio. Con l’amico Vidali si imbarca sul piroscafo olandese Edam diretto a Rotterdam, dove lei proseguirà verso Berlino.

Possiamo dire che con questa partenza si conclude la carriera artistica di Tina Modotti, da questo punto in poi anche Cacucci sospende il commento alle opere per soffermarsi su fatti storici e riportando fondamentali stralci di fonti d’archivio. Noi preferiamo chiudere il cerchio della carriera artistica aggiungendo che in Germania, presso lo studio di Lotte Jacobi, Tina Modotti espone alcune opere, tentando di riprendere l’attività di fotografa, ma non si trova nella Berlino degli anni ’30.

La città brilla sotto le luci della repubblica di Weimar ed è terra fertile per i grandi reporter come Guttman e l’immenso, eccezionale, Robert Capa. In questa Berlino Tina capisce che non c’è spazio per lei, lei è un’artista, in Europa si fa il fotogiornalismo, che ha bisogno di altre tecniche, di una pellicola sensibile, la 35mm, e di macchine leggere adatte al piccolo formato, per intenderci la celeberrima Laica. Berlino ha bisogno di gente che scenda in strada e come diceva Cartier-Bresson “fotografi con sorpresa”.

In ottobre decide di andare a Mosca, dove l’aspetta Vidali.

A Mosca Tina Modotti allestisce la sua ultima mostra fotografica. Da questo punto in avanti non prenderà mai più una macchina fotografica in mano.

Torniamo al racconto di Pino Cacucci.

Nella capitale sovietica Tina Modotti lavora come traduttrice e lettrice di stampa estera, ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito, dedicandosi al Soccorso Rosso Internazionale, per il quale fino al 1935 girerà tutta l’Europa in aiuto dei perseguitati politici.

Nel 1936 scoppia la guerra in Spagna, Tina e Vidali si trovano a Madrid, dove si occuperanno della vita politica e culturale degli intellettuali contro il fascismo. Ma quando la guerra in Spagna lascia intendere che non c’è speranza, Tina aiuta i profughi a passare la frontiera e con Vidali arriva a Parigi. Ricercata dalla polizia fascista (di notevole interesse i documenti trovati da Cacucci all’Archivio Centrale dello Stato di Roma), riesce a rientrare in Messico.

Neanche questo ritorno convincerà Tina a riprendere in mano la macchina fotografica, l’artista è sepolta lì tra le macerie sovietiche, negli anni successivi si dedica alle traduzioni e al soccorso dei reduci. Nella notte del 5 gennaio 1942, dopo una cena a casa di amici, in un taxi che la stava riportando a casa, Tina Modotti muore d’infarto.

La stampa vuole trasformare la sua morte in un delitto politico attribuendo la responsabilità a Vidali, ma senza riuscirci. Gli amici di una vita acclamano la pace per l’anima e il corpo di questa combattente, mettendo a tacere gli scandali. Oggi, sulla tomba di Tina Modotti, al Pantheon de Dolores a Città del Messico, si leggono i versi dedicati da Pablo Neruda a questa donna eccezionale:

Tina Modotti, sorella non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa. Riposa dolcemente sorella. Sul gioiello del tuo corpo addormentato ancora protende la penna e l’anima insanguinata come se tu potessi, sorella, risollevarti e sorridere sopra il fango”.

Il riconoscimento della personalità umana, artistica e politica di Tina Modotti arriva immediatamente, ma poi cade nell’oblio dovuto al dilagante moralismo che impediva la valorizzazione di una donna libera e inserita nel grande filone della cultura laica. Negli Stati Uniti, dove sono raccolti il maggior numero di scatti di Tina, il maccartismo osteggiò la divulgazione delle fotografie di un’artista donna, militante nelle fila del movimento comunista internazionale, solo recentemente il Dipartimento di fotografia statunitense ha permesso lo studio di queste opere e il degno tributo alla memoria di una donna capace e travolgente come era Tina Modotti.

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