Il Foro Boario, un viaggio nel IV secolo avanti Cristo

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Architettura, Storia

A Roma, a ridosso dell’anagrafe, nell’antico Foro Boario, si sviluppa un’interessante sito archeologico. In tempi antichi questa zona era adibita a mercato del bestiame, solo più tardi, grazie alla ricchezza dovuta ai commerci fluviali, venero eretti numerosi templi. Uno di questi è il Tempio di Ercole Vincitore o di Vesta.

Questo tempio di forma circolare, un esempio unico per Roma, fu commissionato da Marco Herrenus, ricco commerciante di animali. In età paleocristiana fu salvato dalla distruzione degli edifici pagani perché nelle vicinanze fu rinvenuta una tavoletta raffigurante la Madonna, ritrovamento che motivò la trasformazione in chiesa con la consacrazione a Santa Maria del Sole.

In epoca repubblicana il riferimento al modello greco di tempio monoptero, costituito da un’unica cella o naos a forma cilindrica, fu sottolineato dalla presenza in cantiere dell’architetto greco Ermodoro di Salamina e dall’ingaggio del noto scultore Scopas Minore.

La ricchezza del committente è stata ostentata nella ricercata stilistica greca e nella scelta dei materiali. L’intero apparato venne costruito con il pregiatissimo marmo pentelico, proveniente dalle isole greche, sostituito dopo un incendio devastante con il marmo lunense (di Carrara).

Eretto su fondamenta trapezoidali di peperino, la costruzione è rialzata dai consueti tre gradini di tradizione classica (stilobate, stereobate, stilibate), mentre la cella, in blocchi grezzi in opera quadrata isodoma, è formata dai cosiddetti blocchi reali e blocchi apparenti, sofisticata tecnica per cui i blocchi vengono incisi sulla faccia a vista di un blocco più grande. Questi registri stretti e lunghi, che vedevano la successione in alzato dell’opera isodoma, saranno ispirazione per i palazzi signorili rinascimentali, pensiamo a Palazzo Rucellai di Leon Battista Alberti. E pensare che spesso noi neanche ci facciamo caso!

Come spesso succede ai monumenti, molti meno fortunati del Tempio in questione, le colonne di ordine corinzio non sorreggono la copertura originale né tanto meno la parte terminale della cella, per alcuni mutilata in epoca medievale dalla trabeatura per altri mai messa in opera. Fortunatamente recenti restauri compiuti da Giuseppe Giuffrè e Anna Maria Filetici hanno condotto delle analisi e portato alla luce delle documentazioni che permetteranno a restauratori e studiosi di ricostruire fedelmente il disegno di Ermodoro di Salamina.

Iniziato nel 1995, l’intervento dell’ingegnere Giuffrè e dell’architetto Filetici è particolarmente interessante – secondo dopo l’intervento di liberazione dell’intercolumnio dalla muratura medievale di Giuseppe Valadier (1809-1810) – questo restauro è orientato verso la ricostruzione dei travetti a sostegno della copertura tegolata e degli accordi fra questi e i capitelli. Grazie a questo moderno intervento è possibile ammirare il tempio romano in tutta la sua originaria bellezza e per chi è del mestiere di imbarcarsi in un’eccellente e affascinate studio di teoria e storia del restauro.

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