A Trento il MuSe: l’evoluzione del museo.

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Architettura, Sostenibilità

Quando si conclude un progetto, improvvisamente quell’edificio non è più tuo, ma appartiene alla comunità, a cui ora spetta abitare questi ambienti, costruendo e sviluppando conoscenza. L’elemento umano è una dimensione fondamentale di questa architettura, assieme alla luce, alla gioiosità, all’allegria. Renzo Piano

Un museo innovativo. Un museo sperimentale. Un museo in equilibrio tra scienza, natura e società. Il MuSe, il Museo delle Scienze di Trento, è molto più di un luogo di divulgazione artistica e scientifica: è il perfetto connubio tra funzionalità ed eleganza, tra tradizione e nuove tecnologie.

Le Dolomiti Trentine abbracciano l’ex area industriale dismessa della Michelin, posta sul lato sinistro del fiume Adige in un’area esterna alla città e trascurata per la presenza delle imponenti fabbriche e della ferrovia. Qui, oggi, si ammira l’ esterno del museo delle scienze, che appare onirico e meraviglioso, perfettamente integrato con il paesaggio che lo circonda. La didattica, le realtà virtuali e i temi più attuali delle questioni etiche e sociali riallacciano un rapporto con gli scenari montani ristabilendo un legame con il tessuto consolidato della città storica.

Gli spazi e i volumi si succedono in un perfetto equilibrio di pieni e di vuoti, coperti da tetti a falda inclinata sono l’elementi caratteristico della composizione architettonica del museo, mentre dall’interno le sale lasciano trapelare un vibrante gioco di luce che esalta le strutture in acciaio e vetro. Il prato che circonda l’edificio è collegato all’ingresso principale dal senso di luogo pubblico in cui la gente è l’elemento di coesione.

Dopo 10 anni di ricerca e progettazione, l’Architetto Renzo Piano e il suo studio hanno dato vita a un’opera magnifica, non solo per le importanti dimensioni (più di 10mila metri quadri) ma anche per la ricercatezza e la qualità con cui essa è stata realizzata. Al MuSe ogni particolare non è lasciato al caso: le strutture leggere e trasparenti sono mosse ricalcando il profilo delle montagne circostanti, la cui bellezza e unicità è esaltata e rispettata nella scelta di materiali ecocompatibili e nella progettazione secondo i principi delle tecnologie green. In questo modo il Museo delle Scienze di Trento si fonde con la natura: le sue forme artificiali si amalgamano organicamente all’ambiente costituendo la punta di diamante di un panorama già di per sé spettacolare.

Qual è la particolarità di questo museo?

Nel progetto di Piano il museo è assolutamente sostenibile dal punto di vista energetico (sono stati inseriti pannelli solari e previsti pozzi geotermici) e attento al mantenimento della biodiversità. Non è un caso che il MuSe sia il primo museo italiano a ricevere l’ambita certificazione LEED NC 2.2 Gold, per la sostenibilità, rilasciata dall’ente certificatore GBCI (Green Building Certification Institute) di Washington D.C.

Tecnologia e ambiente tracciano un percorso, dal basso verso l’alto, articolato in 7 piani di esposizione e laboratori interattivi, mentre la struttura in sé del museo riesce a dialogare con la preesistenza del Palazzo delle Albere , del MART e dell’antica piazza della Fiera a cui è connesso per mezzo di un sottopasso. L’eredità del precedente Museo Tridentino di Scienze naturali viene raccolta da Renzo Piano nella bellezza della costruzione, in ogni sua parte volta all’inserimento in un programma museale internazione.

I visitatori percorrono gli spazi passando dalle sale con esposizioni permanenti ai piani interrati, per mezzo di una rampa circolare centrale (simile a quella dei Guggenheim new yorkese di F.L. Wright), alla scoperta degli ecosistemi e dell’evoluzione della specie umana, in cui i ghiacciai perenni e le serre tropicali illustrano le loro modificazioni a causa delle attività dell’uomo. Il visitatore è indotto, quindi, a riflettere sulle tematiche ambientali percorrendo in senso verticale (scendendo i piani) i locali musei e su quelli planetari interagendo, in senso orizzontale, con le attrazioni proposte di piano in piano, per lo più sospese con cavi d’acciaio in un “allestimento invisibile” cioè che non prevaricasse sui contenuti in esposizione. Reperti, pannelli e monitor infatti galleggiano nel vuoto costituendo un’atmosfera fantastica in cui il visitatore è spettatore e attore allo stesso tempo.

Il MuSe può essere considerato il fiore all’occhiello dei musei italiani per molte ragioni non ultima l’importanza che viene conferita al visitatore perché, adulto o bambino che sia, esso possa divertirsi imparando e crescere sapendo di essere un cittadino di un mondo che deve essere rispettato.

© Aleksandr Zykov/Flickr
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