Lettere a Theo di Vincent Van Gogh

1 commento
Arte, Biblioteca, Letteratura

Leggere “Lettere a Theo” di Vincent Van Gogh, la corrispondenza che il celebre pittore olandese ha indirizzato tra il 1875 e il 1890 al fratello, Theodore, Theo, significa entrare nell’intimità di questo artista scoprendone il genio, ma anche la frustrazione, la passione, ma anche la follia e la disperazione: uno squarcio di vita, di quotidianità indigente, quella nella quale Van Gogh ha versato per tutta la vita, che in alcuni punti può sembrare ripetitiva e noiosa, ma che complessivamente si rivela necessaria per non perdere il filo conduttore di un discorso che avvolge il lettore e lo pone in stretta vicinanza con il pittore. Chi legge entra nelle case affittate dal pittore, percorre gli stessi luoghi, si sofferma sulle stesse consuetudini, riflessioni, fino a comprendere l’alienazione, l’isolamento, la follia, la morte del più famoso artista incompreso della storia dell’arte europea.

L’epistolario, pubblicato dalla cognata di Vincent Van Gogh dopo la morte di Theo, suo marito, ci offre un autoritratto dell’artista fuori dagli schemi della storia che, a posteriori, lo mitizza scrollandogli di dosso la polvere di un’esistenza di stenti, vissuta in ragione della pittura, votata alla pittura. Queste lettere, pubblicate per la prima volta nel 1913, sono scritti emozionanti, destinati al fratello e migliore amico, unico sostenitore di un pittore considerato, insieme a Paul Gauguin e Paul Cézanne, uno dei tre grandi solitari: gli isolati di fine ‘800.

La straordinaria lucidità con cui Van Gogh narra la propria vita, i disagi, le crisi dovute a una forma di malattia mentale, a volte riconosciuta nell’epilessia a volte nella depressione, si intrecciano a una puntuale descrizione dei processi pittorici, ad affilate riflessioni sul ruolo dell’arte, rivelandoci un’artista intellettuale pienamente consapevole degli schemi artistici del suo tempo, dai quali tuttavia rifugge per trovare la propria dimensione artistica, quella del descrivere esattamente la realtà nella sua semplicità e completezza. Un fardello pesante per Vincent Van Gogh ma anche la sua più grande fortuna.

Disegno, pittura, letteratura sono saldati tra loro nelle Lettere a Theo, di fatto depositarie di una quantità di idee, poi trasformate in opere, che permettono la ricostruzione della sterminata produzione di Vincent Van Gogh.

Dall’agosto del 1872 al 27 luglio del 1890 Vincent scrisse al fratello con costanza e dedizione, descrivendogli i rovesci della vita, le scelte esistenziali, gli amori traditi, persi, l’abnegazione della propria vita a favore della pittura. Theo, impiegato nella celebre galleria Goupil di Parigi è il suo unico interlocutore, amico e confidente di situazioni che non sempre vengono citate esplicitamente (alla maniera del “non detto” del romanzo ottocentesco) ma che si leggono tra le righe delle sue parole e che – senza entrare nell’ambito letterario e della formazione colta del pittore – si rivelano in quelle opere, in cui i colori, ma soprattutto la pennellata trasmettono turbamento.

Così Vincent Van Gogh, alla fine della sua brevissima carriera, descrive i vortici nel cielo de “La notte stellata” come quelle stelle che nella notte sembrano muovere un cosmo tormentato; e ancora i campi di grano, punteggiati dal volo dei corvi, la solitudine e la continua ricerca di pace. Attraverso le lettere il lettore si convince del ruolo fondamentale di Van Gogh: un maestro della pittura ottocentesca incompreso dai contemporanei, di fatto un precursore di quello che sarà l’approccio espressionista. L’arte per Van Gogh era la ragione di vita, seppur questa versasse nella più totale povertà. Alla sua morte, opere, schizzi e scritti hanno rappresentato una delle testimonianze più incisive della vita fragile e tormentata del pittore. Solo Anne Boch, amica e pittrice, acquistò un’opera di Van Gogh, quando il pittore era ancora in vita: Il vigneto rosso, eseguita nel 1888 ad Arles. Per tutti i suoi contemporanei, Vincent Van Gogh era un personaggio oscuro, scomodo, ossessivo nella ricerca di comunicare la sua necessità di amore e di stabilità. Eppure ripercorrendo il periodo in cui visse con i minatori del Borinage, l’incontro con gli impressionisti, il viaggio ad Arles, le delusioni amorose, la fame e la disperazione, la vita con Gauguin nella casa gialla in Provenza, fino all’internamento nell’ospedale di Saint-Rémy, si comprende la vera essenza di questo artista, la verità sulla sua arte, riconducibile a un’esasperata necessità di comunicazione.

Se l’Ottocento è stato il secolo di Baudelaire e dei cosiddetti poeti maledetti, del romanticismo e del romanzo storico, è stato anche il secolo del realismo, degli impressionisti, della fotografia, ovvero di tutto ciò che ha portato alla struggente eccitazione lirica e all’immensa umanità delle Lettere a Theo, alla travolgente e appassionante opera pittorica di Vincent Van Gogh.

Nei due giorni che intercorsero tra il tentato suicidio e la morte Vincent confidò a Theo di “non essere in grado neanche di uccidersi”, a quasi un secolo e mezzo dal quel 29 luglio 1890 il mondo intero riconosce a Vincent Van Gogh uno dei più grandi artisti dell’arte moderna.

Annunci

One thought on “Lettere a Theo di Vincent Van Gogh”

  1. Pingback: Lettere a Theo di Vincent Van Gogh - CiarciArt

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...