L’avorio vegetale: una speranza per gli elefanti

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Ambiente e clima, animali, Sostenibilità

Per secoli la moda e il lusso hanno firmato la condanna a morte per molti elefanti; mentre fotografi e reporter, ma anche illustri scrittori, hanno consumato carta e inchiostro per documentare safari e battute di caccia che finivano sempre con lo stesso scenario: cacciatori immersi tra cataste di zanne elefantine. Abbandoniamo queste crudeltà all’epoca vittoriana e facciamo un balzo ai nostri tempi. Associazioni per la tutela degli animali e dell’ambiente naturale si sono battute perché venisse bloccato questo massacro, mentre, in tutt’altro settore, scienziati e ricercatori hanno fatto sì che la richiesta di avorio tratto dagli animali si convertisse in un tipo di domanda leggermente differente.

Nasce così l’avorio vegetale. Gli amanti di monili e oggetti d’arredamento, non dovranno rinunciare completamente all’effetto di candida brillantezza dato dall’avorio ricavato dagli elefanti, ma avranno qualche mammifero in meno sulla coscienza. Il tagua o coronzo, meglio conosciuto come avorio vegetale, è ricavato dai semi essiccati al sole di una palma che cresce nella foresta pluviale del Sud America, è proprio dopo l’essiccazione che il seme assume la consistenza e il colore dell’avorio animale, ma con costi e problemi legali decisamente minori!

Nonostante la provenienza diversa, l’avorio vegetale può essere lavorato come quello animale e ad oggetto finito la differenza è decisamente impercettibile, sebbene molti collezionisti ed estimatori affermano che il paragone è improponibile, ma anche se fosse effettivamente così salvare la vita a degli animali indifesi per noi vale molto di più.

©  Federica Fiorillo/Flickr
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