Sisma e periferie, gli obiettivi dell’edilizia sostenibile

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Ambiente e clima, Architettura, Urbanistica

Architetti, ingegneri e ricercatori sono ormai da qualche anno coinvolti in un perseverante desiderio di innovazione e sviluppo verso la sostenibilità, uno sviluppo che ha visto impegnate queste figure professionali in due ambiti aspri e dibattuti, il cui approccio difficoltoso è spesso dovuto – soprattutto in Italia – a un groviglio di burocrazia e malaffare che rallenta e oscura gli interventi sul territorio. Stiamo parlando della tristemente nota dimensione della periferia urbana e delle tragiche condizioni delle zone terremotate. Senza scendere nei dettagli delle polemiche e dei dibattiti che si sono accesi e scagliati in diverse occasioni, teniamo a sottolineare che è qui – nelle periferie e nelle aree sismiche – che si stanno concentrando gli sforzi dei professionisti di tutto il mondo.

Da diversi anni è nota la necessità di una incisiva inversione di rotta delle politiche territoriali verso tutti gli aspetti della sostenibilità, non solo quella ambientale, che mirino a ristabilire l’equilibrio tra l’ambiente costruito e quello naturale. L’habitat umano deve soddisfare il fabbisogno degli individui, assicurandone lo sviluppo, parimenti deve considerare di rafforzare il legame tra questi e la natura, poiché da questo sodalizio nascono una serie di strategie di rispettoso adattamento dell’uomo sulla Terra. L’esempio più blando, ma altresì incisivo, è quello del rimboscamento delle aree soggette a frane, ma potremo evidenziarne decine di simili.

Durante le fiere e le conferenze dedicate al settore, la nuova generazione dell’architettura green viene presentata attraverso le pratiche del costruire e del recuperare in modo sostenibile e sicuro. È chiara la pertinenza dei temi legati alla sismica e alla rigenerazione dei centri urbani, dove è convenzione parlare di nuovi stili di abitare e di innovazione tecnologica a supporto della progettazione.

Le periferie. E’ finita da tempo l’era delle piani urbanistici ottocenteschi, dei grandi sventramenti e delle politiche sociali anni Settanta, nei primi due decenni del XXI secolo la riqualificazione e la rigenerazione dei centri urbani si concentra nelle aree di margine, ampi – spesso troppo ampi – brandelli di suolo urbanizzato lasciato al degrado, ambientale, architettonico e soprattutto sociale. Mediamente in Italia, la maglia definita “urbana” è costituita da 120 milioni di vani (lo spazio risultante dalla suddivisione interna di una unità immobiliare) di cui 30 sono edifici storici sottoposti a tutela e 70 sono fabbricati, spesso di scarsa qualità architettonica (quindi privi di requisiti antisismici) che formano le periferie urbane. Non dimentichiamo poi, che allo stato dell’arte deve essere annoverato il fenomeno sempre crescente del consumo di suolo naturale o agricolo. Ecco, spiegato l’interesse, ma soprattutto la necessità di intervenire in queste aree periferiche scomode, degradate, dimenticate. Fenomeni come la gentrification, la rinaturalizzazione o la riqualificazione prendono le mosse da questo rinnovato interesse per i suoli periferici. Alcuni esempi sono la riqualificazione milanese di Cascina Merlata e degli stabilimento di Sesto San Giovanni, a Torino l’area di Mirafiori, a Roma i quartieri di San Basilio e Cordiale, a Ferrara la Darsena o a Venezia le aree industriali di Marghera e Mestre, così pure il destino controverso di Bagnoli a Napoli e della tangenziale est di Roma.

Differente l’approccio alle aree terremotate. è doveroso aprire questo paragrafo sottolineando l’impegno costante dell’Architetto Mario Cucinella e del suo studio sul tema dell’architettura sostenibile. Il prossimo curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2018, già noto tra le pagine di questo giornale per aver firmato l’Asilo Balena di Guastalla, è tra progettisti in prima fila attivi per migliorare le condizioni nelle aree colpite dal sisma del 2012. L’architetto bolognese ha raccolto 7 milioni di euro dal fondo di solidarietà per realizzare un centro per lo sport e la cultura, una casa della musica, una scuola di danza, un centro ricreativo e uno socio-sanitario, ovviamente lasciando traccia del suo stile: un’impronta decisamente green. Cucinella, vincitore del concorso milanese per l’ospedale San Raffaele, deve infatti la sua fama all’impiego di materiali a basso impatto ambientale e sostenibili.

Parte dei temi legati all’emergenza terremoto vertono proprio sulla nuova edilizia antisismica che, immancabilmente strizza l’occhio alla tutela e alla salvaguardia ambientale. Un primo esempio è quello del cemento ecologico, brevettato dall’Università della Columbia Britannica, in Canada; impiegato a Vancouver e in India è in grado di incrementare le prestazioni del calcestruzzo nella miscela cementizia tanto da poter resistere alle spinte di trazione meglio della ricetta tradizionale e nel rispetto dell’ambiente, in quanto nasce dalla mescola di fibre a base di polimeri e ceneri vegetali (carbone).

Un altro elemento su cui la ricerca in campo edile sta facendo passi da gigante è il legno. Un materiale naturale, in grado di resistere a moti di trazione molto elevati grazia alla disposizione delle fibre. Non è da sottovalutare, in ultima istanza, i vantaggi ambientali delle costruzioni in legno che proteggono la biodiversità e gli ecosistemi, migliorando altresì la qualità della vita e la salute degli abitanti. Un caso studio di ricostruzione post sisma lombardo è la corte agricola di Schivenoglia (MN), danneggiata in seguito al terremoto del 2012 e riqualificata con strutture di legno lamellare.

Il tema del recupero abitativo, nelle periferie o dopo un terremoto, è chiaro come non sia un problema meramente tecnico. Le indagini preliminari e la stesura dei progetti devono tenere conto di problemi strutturali, funzionali, sociali, storico-artistici, economici, ambientali. Quest’ultimo arrivato nella lista degli aspetti da valutare, l’ambiente, è il filo conduttore di una nuova visione dell’edilizia sostenibile e delle attività di rimodernamento del territorio. Una tendenza? Una moda? Un lusso ancora ad appannaggio di pochi? Proviamo a rispondere tra qualche tempo quando la consapevolezza della necessità di intervenire con e per l’ambiente abbia una diffusione più capillare.

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