Forest Green Rovers Stadium, lo stadio più verde del mondo

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Architettura, Sostenibilità

Zaha Hadid non ha bisogno di presentazioni: lei è l’architetto donna che ha disegnato il futuro. Nata a Baghdad, Hadid si laurea a Londra in Architettura, iniziando a cambiare il volto dell’arte edificatoria lanciando oltre il rigore matematico e la fantasia progettuale uno sguardo carico di emozioni e di raffinata progettualità. Capacità, determinazione e senso pratico, racchiusi in un linguaggio architettonico tagliente e anticonformista, monocromatico e di controtendenza, caratteristiche grazie alle quali, nel 2004, le è stato riconosciuto il prestigioso Premio Pritzker, il premio “Nobel dell’Architettura”. Una donna, una professionista dal carisma indelebile, un simbolo per l’Arte, l’Architettura e per la cultura contemporanea: Zaha Hadid.

Lo studio londinese Zaha Hadid Architects (ZHA) ha firmato il progetto per la realizzazione del Forest Green Rovers Stadium a Stroud, in Gran Bretagna, lo stadio per la prima squadra di calcio vegana (quasi) interamente costruito in legno e a zero emissioni. Un impianto sportivo dal cuore verde, quello dell’architetto iracheno, immerso in una riserva naturale e in un parco punteggiato da campi sportivi, strutture multidisciplinari pubbliche e servizi commerciali.

Quello per il nuovo stadio è un progetto fortemente voluto dal presidente del squadra inglese, Dale Vince, nonché fondatore della Ecotricity, la maggiore azienda fornitrice di energia elettrica pulita in Gran Bretagna, il quale ha impiegato molte delle sue risorse affinché la nuova struttura rispettasse tutti gli indici ambientali: una sfida colta e risolta con successo dallo studio di architettura. Zaha Hadid ebbe infatti un’intuizione: usare il legno, un materiale naturale e tradizionalmente impiegato nell’edilizia, per abbattere le emissione di carbonio che, nelle grandi strutture, derivano per il 75 per cento dalle materie prime con cui esse sono realizzate. A idea progettuale conclusa, è subentrato il lavoro del team di strutturisti, il cui cimento è stato quello di capire come posare in opera gli elementi portanti che, in quanto lignei, rispondono in modo molto diverso alle sollecitazioni rispetto a quelli in cemento armato o acciaio. Un passo molto stretto degli elementi strutturali, le travi a sbalzo e le facciate ventilate sono gli elementi topici del Forest Green Rovers Stadium, una scelta formale sicuramente influenzata dal desiderio di impiegare legno ecologico anche per le strutture portanti, oltre per i rivestimenti e le tribune. Infine, per rimarcare l’aspetto ecologico e di poco impatto dell’impianto, il team di Zaha Hadid ha scelto di avvolgere l’intera struttura con una membrana trasparente, che proteggesse l’edificio dalle intemperie, permettesse la filtrazione della luce naturale e che rendesse la struttura quanto più “invisibile” nel contesto paesaggistico nel quale è stata inserita.

Lo stadio più verde del mondo è quindi il risultato di un lungo lavoro di ricerca sui materiali e sulle tecniche costruttive. Un’indagine svolta dallo studio Zaha Hadid Architects nell’ottica di un nuovo approccio alla progettazione che, pur mantenendo i tratti distintivi del linguaggio progettuale dell’architetto iracheno, ha aperto le porte a una diversa tendenza costruttiva, più ecologica, inclusiva e rispettosa dell’ambiente.

A un anno dalla morte di Zaha Hadid, il progetto per lo stadio per i Green Rovers, vincitore a novembre 2016 del concorso bandito dalla federazione, risveglia lo studio londinese e il panorama architettonico internazionale dal torpore dovuto alla perdita di un’Archistar.

Lei, Zaha Hadid, la progettista del Vitra Fire Station, dell’Acqua Center di Londra e del MAXXI di Roma, l’architetto inserita dalla rivista Time tra le cento personalità più influenti del mondo nel 2010, è la donna che ha superato i pregiudizi, i canoni, i manierismi dell’architettura contemporanea, per lasciare una traccia indelebile, un’anima pulsante di cemento armato e acciaio, un’eredità fatta di segni forti, spezzati, sovrapposti, intrecciati, scontrati che contraddistinguerà il linguaggio architettonico di tutto il XXI secolo.

 

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