Quando l’innovazione “salva” il cibo

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Agricoltura, Ambiente e clima, Sostenibilità

Da ormai diversi anni è emersa la questione della lotta allo spreco alimentare. Per affrontare questo problema, presente gran parte dei paesi nel nostro pianeta, diverse realtà imprenditoriali si sono affidate agli sviluppi della ricerca nel campo dell’ingegneria e della tecnologia alimentare. L’obiettivo è uno: contenere la quantità di cibo che dall’orto finisce direttamente nella pattumiera.

La rivoluzione arriva dal packaging anti spreco: i cosiddetti imballaggi “attivi”, una tecnologia sviluppata dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari di Cesena, in sinergia con l’Università di Bologna, per conto di Bestack, il consorzio non profit dei produttori italiani di imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta. Un brevetto, insomma, perfettamente inserito nel solco della nuova normativa nazionale anti spreco.

Cinque anni di ricerche hanno portato a una vera e propria innovazione nel campo della vendita ortofrutticola: le cassette di cartone ondulato attivo “potenziato”, impregnate cioè di una soluzione concentrata di oli essenziali naturali, di fatto hanno dimostrato che è realmente possibile contrastare la deperibilità dei cibi in esso contenuti, generando risparmi, economici e alimentari, significativi, nell’ordine del miliardo di euro per circa 850mila tonnellate di cibo salvato dalla pattumiera. Le analisi svolte su campioni di fragole, albicocche e nettarine hanno dimostrato che l’uso degli imballaggi attivi consente, soprattutto nei periodi estivi, di contrastare la proliferazione degli organismi degradativi, allungando la “vita” degli alimenti di 2 o 3 giorni. Dall’8 al 13 per cento di fragole, dal 18 al 23 di albicocche e dal 20 al 25 per cento di nettarine non verranno scartate durante la filiera.

Certo, va detto che se fossero globalmente più diffusi il senso di rispetto verso il cibo e un’etica alimentare, nonché un sistema produttivo, meno devoti al consumismo, tutto ciò non sarebbe necessario; ma, in un mondo in cui solo recentemente e solo in alcuni paesi della Terra sta crescendo la sensibilizzazione al tema della produzione agricola e dell’alimentazione sostenibile, il ricorso a qualsiasi espediente in grado di contenere lo spreco di cibo è necessario.

Tornando quindi al packging attivo, l’impiego della cassetta salva freschezza studiata in Emilia-Romagna permette, in tutte le fasi della filiera, la riduzione degli scarti alimentari mantenendo altresì le proprietà organolettiche della frutta e della verdura. Dal produttore al magazzino di stoccaggio, dal confezionamento alla tavola del consumatore, nel corso del 2017 le confezioni in cartone ondulato attivo passeranno anche per il reparto di ortofrutta dei supermercati italiani e nelle diverse modalità distributive dell’ortofrutta, e-commerce compreso.

Tra le molteplici realtà in cui vengono distribuiti i prodotti alimentari uno, quello del Supermercato del Futuro, sta suscitando un notevole interesse tra i consumatori milanesi. Già testato nel contesto di Expo Milano 2015, il Future Food District, sviluppato da Coop Italia Coop Lombardia e Consorzio Nord Ovest e Carlo Ratti, oggi è diventato una realtà. L’ispirazione è quella dell’antico mercato all’aperto, ma sarà la tecnologia il vero cuore pulsante di questo intervento. Al Bicocca village, in un self service sopra li righe, il consumatore verrà accompagnato nella scelta sana e consapevole dei cibi. In ogni reparto, grazie a degli avanzatissimi schermi interattivi, sarà possibile acquistare prodotti solo dopo aver appreso tutte le informazioni che, oltre a quelle riportate per legge, vanno a costituire un’etichetta aumentata multimediale. Provenienza, proprietà nutritive, caratteristiche del prodotto, ma anche consigli sugli abbinamenti dei vini e sulla preparazione delle pietanze verranno tutte illustrate in pannelli e schermi, portando avanti un’idea di trasparenza facilmente accessibile da parte del consumatore. In un contesto in cui la globalizzazione e la delocalizzazione dei sistemi produttivi portano sulle nostre tavole cibi coltivati a 20mila chilometri dai nostri piatti, in una realtà in cui il chilometro zero è garanzia di qualità e di benessere, oltre che di gusto, la consapevolezza dei propri acquisti è fondamentale, e su questo si concentra l’attenzione del supermercato del futuro. La speranza è che quest’istallazione non diventi il “Luna Park del cibo”, ma che con la sua piazza tecnologica, una moderna e futuristica Agorà dotata di totem interattivi, monitor e robot, possa essere l’elemento chiave per la formazione di nuove generazioni di consumatori sensibili e promotori di una vera etica alimentare.

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