Il sale, il dramma della terra

Lascia un commento
Agricoltura

62 milioni di ettari, il 20 per cento delle terre coltivate del mondo, 2000 ettari di terreni produttivi persi ogni giorno da 20 anni.

La salificazione del suolo sta crescendo esponenzialmente nelle aree aride e semi aride del pianeta. Un fenomeno irreversibile che erode terreni agricoli, sottraendo cibo all’uomo, nutrimento per gli esseri viventi. Lì dove, già naturalmente le precipitazioni non possono mantenere regolare l’assorbimento delle acque da parte del suolo e il paradosso assume le vesti del peggiore negli effetti negativi dell’uomo sull’ambiente. L’esasperazione delle pratiche agricole, rese estreme dalla continua necessità di produrre cibo e materie prime, fa sì che l’uomo adotti tecniche inadatte, che spesso non prevedono un sistema di drenaggio naturale o artificiale dell’accumulo di sale nella terra. Il risultato è diminuzione della capacità produttiva del terreno, il poche parole la terra diventa sterile.

In un mondo che nel 2050 supererà i 9 miliardi di abitanti non ci possiamo permettere di ridurre ancora di più la fertilità dei nostri suoli. Per comprendere la gravità di questo fenomeno basti pensare che la salinificazione sottrae ogni settimana una superficie di suolo fertile pari a una volta e mezza la superficie di Manhattan. E ciò che fa ancor più riflettere è che questo dramma colpisce soprattutto i paesi in via di sviluppo, i paesi inginocchiati dalle necessità del mondo industrializzato a produrre cibo per tutto il pianeta in condizioni inaccettabili per la loro arretratezza. Lo sfruttamento dei territori dei paesi più poveri, l’inadeguatezza dei mezzi, delle strutture, delle infrastrutture e della tecnologia sono la causa della mancanza di manutenzione degli impianti di drenaggio e irrigazione dei suoli agricoli, sempre che questi siano presenti.

A livello globale le terre irrigate coprono circa 310 milioni di ettari, solo nel 20159 il costo del degrado è stato di 441 dollari per ettaro, con delle perdite di 27,3 miliardi di dollari per anno.

Le Nazioni Unite prevedono la necessità di aumentare del 70 per cento la produzione di cibo per il 2050, aumentando del 50 per cento la produzione di cereali. Una delle “mission” é sconfiggere la fame, ma non si è ancora parlato concretamente di “come” sconfiggere la fame, forse perché spesso è più vantaggioso non intervenire che prendere parte attiva a un cambiamento. Non è puntando al massimo della produzione che si riducono le problematiche alimentari, è producendo senza scarti, non è millantando interventi ambientalisti, è educando gli individui al rispetto delle risorse e più che ai cittadini bisognerebbe avere la forza di limitare il potere delle multinazionali e dei finti governi che inculcano nelle menti dei consumatori l’attitudine allo spreco, all’eccesso, al consumo finalizzato solo al consumare.

Le pratiche agricole forzate, l’irrigazione artificiale, lo spargimento di sostanze chimiche per rendere fertili i suoli aridi, la coltivazione intensiva e industrializzata, L’ uso di tecnologie insostenibili, tutto questo ha portato alla perdita irreversibile (almeno in tempi utili per l’uomo) di fertilità, di biodiversità e di resa dei terreni agricoli di cui la salinificazione è una delle causa.

In India sono i state registrate perdite dovute ai terreni resi salini pari al 40 per cento per il frumento, il 45 per cento per il riso, il 48 per cento per la canna da zucchero, del 63 per cento per il cotone. A livello globale il grano ha registrato una perdita del 32 per cento, il riso del 55 per cento. Questi sono dati agghiaccianti, insostenibili, soprattutto da una popolazione in continuo aumento e soggetta a un continuo divario tra popolazioni ricche e povere, dove in quest’ultime i costi sono maggiorati dal deterioramento delle infrastrutture, la perdita del valore immobiliare delle aziende agricole con terreni degradati, il costo sociale delle imprese.

A questi numeri bisogna accompagnare il dato di fatto che la produttività delle terre non colpite da salificazione sia aumentata dal 1990 a causa della varietà delle colture, attenzione all’uso di fertilizzanti e di tecnologie sostenibili, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico.

I benefici ambientali delle buone pratiche agricole sono ormai noti. Con politiche pertinenti, piani di gestione della salinità, l’impiego di risorse umane qualificate, la fornitura di servizi e infrastrutture per lo smaltimento dei sali, lo sviluppo delle capacità degli agricoltori, e l’utilizzo delle risorse disponibili e delle conoscenze a livello locale sono fondamentali nella lotta contro il sale indotta il degrado del suolo.

©Sonia Golemme/Flickr
Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...