Il consumismo, il male del nostro tempo

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Cibo e Alimentazione, Sostenibilità

La qualità della vita risente degli effetti della crisi economica che ha investito la società contemporanea.
La povertà si traduce in malnutrizione e in malattie a essa correlate, anche nei paesi più ricchi del mondo. Gli individui sono deviati dal consumismo e dallo spreco verso attitudini alimentari dannose per la propria vita e per la sostenibilità della produzione delle risorse in tutto il pianeta. La causa di questo comportamento è la produzione intensiva e industriale che rifornisce gli sterminati scaffali dei supermercati con quantità esagerate di prodotti. In questo modo, la percezione del bisogno viene appiattita dalla disponibilità di cibo a basso costo, di scarsa qualità e “progettato” per essere appetibile. A pagarne il prezzo è la qualità della vita degli individui che, sin dai primi anni, sono abituati a consumare cibi spazzatura. Per questo motivo sul mercato alimentare iniziano a diffondersi alcuni alimenti innovativi, i cosiddetti cibi personalizzati, che tengono conto dei disturbi di salute del consumatore e lo aiutano a seguire un’alimentazione sana nella fase di guarigione. L’applicazione delle nanotecnologie entra nel settore dell’agroalimentare con una filiera di alimenti controllati in tutte le fasi della produzione, dall’irrigazione all’etichettatura.
In Italia la crisi dei mercati ha portato 6 individui su 10 a spendere meno per gli acquisti. Nel 39,1 per cento dei casi la spesa mira a prodotti con prezzi convenienti, anche se a scapito della qualità del cibo. Nonostante questo il 45,4 per cento degli italiani cerca la genuinità e la qualità degli alimenti. I sondaggi confermano che dalle necessità e dalle attitudini alimentari degli individui nascono nuove forme di approvvigionamento alimentare. Si può dire che nel 2016 gli italiani tornano a “caccia” di cibo, ma nel totale rispetto dell’etica animalista.

Il foraging è la pratica con cui si riconosce e raccoglie il cibo esplorando gli ambienti naturali, dopo un’adeguata preparazione in etnobotanica. I boschi, gli argini dei fiumi e le montagne offrono un’ampia selezione di cibo vegetale sano, incontaminato  e gratuito ritenuto adatto al nutrimento umano. Questa pratica, oltre a fornire una valida alternativa all’acquisto di prodotti nei mercati convenzionali, permette di scoprire nuovi sapori e di ritrovare il contatto con la terra e l’ambiente che nel tempo si è perso. La consapevolezza di trarre con fatica dalla natura il nutrimento spinge a preservare l’ambiente in cui si vive e a proteggere il legame che si instaura con esso.

Con la crisi le persone tornano raccoglitori e agricoltori, vengono riscoperte pratiche antiche e vengono adattate alle esigenze comuni. Un esempio di questa attitudine è il ritorno all’agricoltura famigliare. Scelta  dalle Nazioni Unite come tema principale della Giornata Mondiale dell’Alimentazione del 16 ottobre, la produzione agricola famigliare costituisce uno dei motivi del raggiungimento da parte di 63 paesi in via di sviluppo dell’obiettivo di dimezzare la percentuale di sottonutrizione cronica. Sempre più famiglie si dedicano all’agricoltura contribuendo all’80 per cento della produzione mondiale di cibo, per questo l’impegno degli agricoltori deve essere rafforzato dalle politiche di innovazione e sviluppo. In Italia il fenomeno dell’agricoltura famigliare registra un forte l’interesse soprattutto nei giovani laureati che, spinti dalla disoccupazione, dirottano le proprie risorse e aspettative per il futuro verso la passione per l’ambiente e la natura, decidendo di abbandonare la città e di impegnarsi in attività produttive agroalimentari a conduzione famigliare. La Confederazione italiana agricoltori (Cia) stima che solo nel 2015 il 10 per cento delle nuove aziende sono dedicate al settore primario, di queste il 17 per cento sono gestite da titolari con meno di 30 anni di età, con una scolarizzazione medio alta per il 90 per cento. La nuova idea di agricoltura chiama psicologi per le attività didattiche nelle fattorie, gli economisti per gestire il marketing e le comunicazioni e vuole architetti per la bioedilizia e la costruzione con materiali ecosotenibili. Il ruolo socioeconomico, ambientale e culturale degli agricoltori è fondamentale per combattere la fame nel mondo e i comportamenti irresponsabili dei paesi ricchi, rischiosi per la sicurezza alimentare di tutto il mondo. Un ruolo quello dell’agricoltore che deve essere rafforzato da politiche di sviluppo mirate alla crescita del settore primario.

Anche la città fa la sua parte. Sono ormai molte le iniziative volte a costituire cooperative di piccoli e medi agricoltori impegnati nella commercializzazione dei loro prodotti nei mercati rionali. L’esempio dell’Ex mercato 24 di Bologna e del mercato coperto di Firenze sono due dei numerosi programmi di intervento che l’amministrazione cittadina ha concordato con le cooperative di agricoltori per riqualificare le aree degradate e i quartieri delle città. La vendita diretta di prodotti biologici a chilometro zero e le attività culturali organizzate dopo e durante la vendita fanno riscoprire, in un contesto di sensibilizzazione alle tematiche ambientali e all’alimentazione sana, il legame con il territorio e di integrare le fasce emarginate. Le aree urbane strappate all’abusivismo e all’abbandono diventano luoghi pubblici di scambio a tutto tondo. La politica di riqualificazione urbana attuata con l’apertura dei mercati è un’ azione concreta sul territorio che si sta dimostrando molto più efficiente dei tradizionali interventi di recupero, anche se attuato con la partecipazione dei cittadini. Oltre a essere un forte richiamo per il turismo enogastronomico, la collaborazione tra gli enti pubblici e le cooperative restituisce pezzi di città dimenticate agli abitanti che lentamente si avvicinano al mondo rurale e si sensibilizzano a condurre uno stile di vita attento e rispettoso dell’ambiente e del cibo di cui si nutre.

 

 

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One thought on “Il consumismo, il male del nostro tempo”

  1. Non posso che essere d’accordo. Per me è assurdo risparmiare sul cibo per spendere nel nuovo modello di cellulare o di macchina. È veramente da stupidi. Il mercato ci accontenta producendo cibi-spazzatura ottenuti con lo sfruttamento di altre persone o degli animali. In pochi sono disposti a pagare per la qualità del cibo. Che tristezza… Laura

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