La città resiliente contro i rischi delle società urbane

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Urbanistica

Dal 2000 il numero di abitanti delle città è decuplicato. Nel 2025 una persona su cinque vivrà in megalopoli sempre più in rapida espansione. Per far fronte a questo fenomeno e per prevenire gli effetti delle catastrofi i governi di tutto il mondo sono chiamati a seguire il modello della città resiliente.

Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 tre quarti della popolazione mondiale abiterà in città. L’espansione urbana e l’incremento delle nascite si concentreranno soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ciò nonostante, le autorità locali di tutto il mondo sono sempre più sensibili alla prevenzione degli effetti dell’aumento demografico, del cambiamento climatico e della sicurezza alimentare.

La città resiliente è la risposta alla necessità di un ingente miglioramento della qualità ecologica, ambientale e della vita all’interno delle realtà urbane.

“La resilienza – come definisce Judith Rodin, presidente della Rockefeller Foundation – è la capacità di un individuo, comunità, istituzione o sistema interno alla città di sopravvivere, adattarsi e svilupparsi fronteggiando scenari di crisi”. Recentemente è stata pubblicata su The Guardian la lista delle città più resilienti stilata dalla società immobiliare londinese Grosvenor. Le tre più virtuose per vulnerabilità e capacità di adattamento sono Toronto, Vancouver e Calgary (Canada). Al contrario ad Atene la mancanza di ossigeno nell’aria è dovuta all’assenza di alberi. Los Angeles è priva di sistemi di sfruttamento dell’energia solare nonostante 300 giorni di soleggiamento l’anno. Bankok è costantemente soggetta alle inondazioni. Nel mondo sono sempre più numerosi i progetti finalizzati alla riduzione dei rischi nelle città, uno di questi è “100 resilient cities” della fondazione Rockefeller. In collaborazione con i governi locali, la fondazione si impegna nella pianificazione e nello sviluppo sostenibile delle città in previsione dei danni economici e sociali dovuti alle catastrofi naturali, all’impatto dell’uomo o all’arretratezza dei sistemi urbani.

Gli interventi più significativi sono rivolti alla scarsità delle risorse alimentari e alla denutrizione del 20 per cento della popolazione urbana (FAO). Contro l’insicurezza alimentare l’attenzione delle autorità locali si è focalizzata sulla città resiliente e sul riequilibrio del sistema urbano-rurale attraverso la capacità portante del territorio, ovvero la produttività. La campagna “Making Cities Resilient: My City is Getting Ready!” lanciata tra il 2010 e il 2015 dall’UNISDR (United Nations Office for Disaster Risk Reduction) si inserisce in un programma di sensibilizzazione focalizzato sulla pianificazione resiliente e sul rafforzamento delle capacità locali di fronteggiare i rischi sociali, economici e climatici presenti sul loro territorio.

All’Annual Global Forum on Urban Resilience & Adaption tenutasi a Bonn è stata presentata con successo la pianificazione resiliente di città come Belo Horizonte (Brasile), Havana (Cuba) e Shanghai (Cina), dove è stata incoraggiata la formazione di programmi di agricoltura urbana e l’applicazione di sistemi innovativi per la pianificazione sostenibile comportando un miglioramento della sicurezza alimentare e della capacità produttiva agricola locale. La città resiliente è la rivoluzione nella pianificazione urbana del nostro secolo, un strumento sostenibile e consapevole per appianare le iniquità sociali e l’instabilità economica e alimentare di tutti i paesi del mondo.

 

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