L’informazione, per non giocare sporco con i Raee

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Ambiente e clima, Sostenibilità

Contro il traffico dei Raee è necessario infondere consapevolezza e aprire nuovi centri di recupero e riciclo: il Friuli è la prima regione italiana a stanziare un milione di euro.

L’economia circolare arriva anche nel campo della progettazione ecologica e dei RAEE. Le nuove normative europee per la produzione sostenibile e per lo smaltimento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) segnano un vero passo avanti per lo sviluppo delle politiche di recupero dei materiali e di valorizzazione delle risorse che, oggi, nell’epoca del prodotto usa e getta, possono limitare i rischi e gli effetti di quella che molti sociologi contemporanei definiscono come un “fenomeno di massa”: l’usura pianificata. Quante volte ci è capitato di dover acquistare nuovamente un elettrodomestico perché non riparabile, o perché il prezzo della riparazione sarebbe superiore a quello pagato per l’acquisto? Quante volte abbiamo cambiato cellulare perché la batteria non durava a sufficienza? Potremmo scegliere molti altri esempi come questo estrapolati dalla nostra vita quotidiana, ma questi sono già sufficienti per comprendere l’entità del problema: l’andamento del mercato, le dinamiche sociali ci portano a produrre quantitativi esagerati di rifiuti, o meglio di produrre quantitativi esagerati di materiale ancora utilizzabile che però finisce in discarica. Questo fenomeno non è sostenibile per il nostro pianeta, né dal punto di vista della continua e sempre maggiore ricerca di risorse per produrre nuovi prodotti, né dal punto di vista dell’impatto ambientale di questi cumuli di plastica, acciaio, gomma, rame, vetro.

Fortunatamente, di recente la questione dei RAEE ha interessato diverse amministrazioni che, come nel caso del Friuli Venezia Giulia, hanno attivato programmi di sensibilizzazione dei cittadini alla raccolta differenziata e al riuso di questi preziosi materiali. Stiamo parlando quindi di una vera e propria campagna di informazione per lo sviluppo dell’economia circolare. Il punto di forza di questo sistema economico sono i centri di raccolta e riuso, dei centri cioè specializzati nella conversione di beni in disuso o guasti al fine di reimmettere nel mercato materiale nuovo dal punto di vista della lavorazione, ma non da quello dell’impatto ambientale. Il caso della regione Friuli Venezia Giulia, che ha stanziato un milione di euro da distribuire ai comuni che volessero realizzare un centro di riuso, è uno dei più interessanti a livello nazionale. L’amministrazione ha infatti fatto notare che tali strutture sono parte integrante del programma di sviluppo sostenibile per quanto riguarda la prevenzione alla produzione di rifiuti. “La parola d’ordine è la lotta allo spreco – ha riassunto l’assessore all’ambiente Sara Vito – e per questo occorre un cambio di mentalità e di stile di vita che ci porti dall’economia lineare dell’usa e getta a quella circolare che prevede la rigenerazione e il recupero”.

L’importanza di un appropriato sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti viene evidenziato dal Centro di coordinamento Raee, il quale ha registrato solo lo scorso anno 249mila tonnellate di rifiuti elettronici prodotti in Italia. Un’adeguata informazione dei cittadini, la sensibilizzazione dei più giovani, anche in ambiente scolastico, l’educazione al rispetto dell’ambiente solo i punti di forza con cui sarà possibile raggiungere l’obiettivo fissato per la fine del 2016 di raccogliere e riciclare una quota di Raee pari al 45per cento dei prodotti immessi sul mercato. Tra frigoriferi, condizionatori, lavatrici e lavastoviglie, ma anche televisori, computer e cellulari, fino alle lampadine, quest’anno sono state raccolte 183mila tonnellate di materiale elettronico. Un buon traguardo, se paragonato agli anni scorsi, ma la strada verso l’economia circolare è ancora lunga.

© nardino/Flikcr
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