Un batterio, quello giusto, per nutrire il suolo

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Agricoltura, Ambiente e clima, Sostenibilità

Il Neiker-Tecnalia, l’Istituto basco per la ricerca agricola e lo sviluppo, è al lavoro per salvare la biodiversità della terra. I ricercatori baschi stanno lavorando su una selezione di batteri autoctoni le cui funzioni vitali costituiscono un potenziale biofertilizzante per il suolo agricolo. L’effetto stimolante che questi microrganismi hanno sul assorbimento dei nutrienti da parte delle piante, la produzione di fitormoni e di controllo dei fitopatogeni potrebbero costituire una valida alternativa ai fertilizzanti chimici. Bisognerebbe solo chiedersi perché oggi sia necessario far passare la natura come una “soluzione di laboratorio” per avere credibilità.

L’obiettivo finale dei ricercatori baschi impegnati nella selezione di batteri autoctoni  è quello di creare una banca dati del ceppo batterico in grado di espletare la funzione di biofertilizzante e successivamente utilizzarli per la produzione in larga scala.

Senza ombra di dubbio una ricerca interessante e importante, una degna alternativa ai fertilizzanti chimici, nocivi per l’uomo, gli animali, il suolo, l’ambiente…ma non sarebbe piú semplice (ed economico) rispettare la terra?

Stando al report del Neiker-Tecnalia, i batteri selezionati da campioni di terreno e tessuto vegetale hanno la capacità di aumentare la biodisponibilità dei nutrienti presenti nel terreno, producono ormoni che stimolano la crescita delle piante e favoriscono lo sviluppo delle radici, combattendo i parassiti che nel suolo causano malattie alle piante. Riconoscendo i miracoli della natura e assumendo che questi batteri siano in grado di fare tutto questo in natura, l’introduzione di questi organismi in altri ambienti può essere ugualmente efficiente e quale potrebbe essere il loro impatto nel nuovo ecosistema? Anche qualora fosse questa un’alternativa locale ai dilaganti prodotti chimici con le quali vengono irrorate le piantagioni di quasi tutto il mondo, sarebbe un passo verso una più diffusa coscienza dell’importanza della biodiversità e della tutela della terra e del nostro delicato e prezioso ambiente.

I ricercatori baschi tengo a sottolineare che questa è una sperimentazione ancora in corso (la lattuga sembra essere la cottura che in vitro favorisce la crescita più veloce dei batteri) che mira però a fornire uno strumento concreto da fornire agli agricoltori locali per affrancarsi dai costi dei prodotti industriali e combattere il patogeno Sclerotinia sclerotiorum che colpisce le radici delle coltivazioni bacche in alcune condizioni.

Una ricerca ancora in fase embrionale, non testata su appezzamenti ma solo in vitro, uno studio mirato e locale, siamo d’accordo, ma tutto fa brodo per combattere la diffusione dei prodotti chimici di sintesi in agricoltura!

© Marilena Barbera/Flickr
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