La città più sostenibile esiste già, è in Italia

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Architettura, Sostenibilità, Urbanistica

Cassinetta di Lugagnano è un piccolo comune che conta poco più di 1800 abitanti. Il suo territorio si espande a ridosso del Naviglio Grande, a circa 26 chilometri più a sud di Milano, immerso nella riserva naturale del Parco del Ticino.

Primo comune in tutta la Lombardia ad aver approvato nel 2007 un Piano di governo del territorio (Pgt) a zero consumo di suolo, Cassinetta di Lugagnano è una delle pochissime, se non l’unica, città italiana virtuosa per la messa in opera di una pianificazione strategica sostenibile.

“Non si fa cassa con il territorio” afferma l’ex sindaco Domenico Finiguerra, fautore di una lunga battaglia per la salvaguardia del paesaggio e dell’economia locale.

La politica urbana contemporanea è orientata al reperimento delle risorse economiche da capitali privati. Le amministrazioni vengono così spinte a vendere parti del proprio territorio o rilasciare permessi di costruire in cambio di oneri di urbanizzazione, danneggiando (o meglio cancellando) irreversibilmente le zone più deboli, primi fra queste i terreni agricoli. Nascono così le città diffuse. Città scomposte, dai margini frastagliati e difficilissime da gestire. Nata in tempi non sospetti per alimentare Londra e Parigi con le risorse provenienti dai nuclei rurali limitrofi, a loro volta assorbiti nella politica amministrativa della capitale, oggi il fenomeno della città diffusa o urban sprawl si traduce in un atteggiamento dannoso per l’ambiente e per la collettività.

Per questo, la scelta coraggiosa dell’amministrazione di Cassinetta di Lugagnano e della cittadinanza presente nelle fasi di partecipazione è un esempio significativo e lungimirante di politica e di governo del territorio. Nonostante la stretta vicinanza con il capoluogo lombardo e la conformazione stessa della maglia urbana, regolare e compatta, il comune di Cassinetta ha scelto di non entrare nell’orbita milanese né di espandere il proprio territorio urbano con uno sciame di lottizzazioni lontane dal nucleo centrale. Bensì, di potenziare la produzione sostenibile di cibo sviluppando l’economia locale già fortemente incentrata nel settore dell’agricoltura.

Il traguardo più importante raggiunto dall’amministrazione è stato quello di riuscire a educare la popolazione a un consumo responsabile, all’equa distribuzione delle risorse e alla gestione degli scarti. Si può dire che la battaglia vinta da Domenico Finiguerra e dalla sua giunta sia stata combattuta dall’interno, informando e formando la cittadinanza ad azioni concrete e immediate.

Se a Cassinetta di Lugagnano è stata riconosciuta l’importanza della relazione tra città e la campagna, in comuni come Campione d’Italia, terzo comune più cementificato del nostro paese,

tutto il territorio comunale viene urbanizzato. La scelta, del tutto contestabile, di impermeabilizzare l’83,4 per cento di suolo comunale (2010) cancellando completamente tutto il parco agricolo limitrofe alla città di Campione d’Italia, è una mossa che costa alla qualità della vita dei cittadini molto più di quanto la ricchezza di una Las Vegas italiana possa andare a rimpolpare le casse comunali.

Tornando all’esempio di Cassinetta, un Pgt a crescita zero, ovvero con previsioni di crescita nulla per l’insediamento urbano, punta a mantenere intatta la cintura agricola che la circonda, attualmente patrimonio dell’Unesco. Mentre l’aumento del 3,5 per cento fino al 2015 della domanda fisiologica di abitazione, dovuta alla formazione di nuovi nuclei familiari, viene soddisfatta favorendo il recupero degli edifici dismessi e la saturazione delle aree più urbanizzate. Nessun consumo di suolo agricolo con l’aumento della popolazione di Cassinetta, dove al contrario vengono convertite le aree produttive non compatibile con il tessuto circostante.

In controtendenza con quanto accade in Italia, Cassinetta di Lugagnano ha saputo rispondere alla pressione dei centri più grandi trovando all’interno del territorio la propria identità locale. L’organismo urbano è sano sono quando la città vive in osmosi con la campagna che la circonda. Tutti i comuni italiani dovrebbero riformulare la propria strategia di programmazione urbanistica sull’esempio virtuoso del piccolo comune lombardo.

© sophy4491/Flickr
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