Una città più verde con l’architettura ecofriendly

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Architettura, Sostenibilità, Urbanistica

L’obiettivo di molte amministrazioni, organizzazioni e associazioni di cittadini è promuovere la riorganizzazione del verde urbano. Con le azioni nonviolente di giardinaggio politico di guerrilla gardening degli animalisti, con lo sviluppo della permacultura negli anni Settanta e del concetto di resilienza degli ecosistemi urbani. Con il recente progetto Green Shared City di Cia e Promoverde assume un ruolo preponderante la rinaturalizzazione del territorio urbano.

Attraverso la pianificazione strategica delle aree in disuso alcuni comuni attuano interventi trasversali di educazione alimentare allo sviluppo urbano in relazione all’agricoltura. In questo modo, il verde cittadino acquisisce una propria identità e può svelare tutti i vantaggi di ristabilire il rapporto tra l’urbanizzato e il naturale, tra il pieno e il vuoto, che poi tanto vuoto non è. Sotto il profilo sociale attivare iniziative che promuovano il reinserimento del verde negli spazi pubblici urbani è solo la punta dell’iceberg di una programmazione più vasta di tutela del paesaggio. Il degrado e l’abbandono, la perdita di biodiversità e risorse, la mancanza di cibo fresco e di qualità portano le amministrazioni più illuminate ad attivare azioni di recupero urbano e sociale, volte all’educazione e l’impiego delle comunità locali, anche a favore dell’integrazione. Dal punto di vista della progettazione del paesaggio urbano si traduce in un modello con cui controllare l’inquinamento, la dispersione termica degli edifici, con cui contenere il dilavamento della acque piovane evitando i disastri idrogeologici e soprattutto per limitare la cementificazione selvaggia.

Ben venga, perciò, la possibilità di sviluppare la cosiddetta urban farming, la pratica con cui si coltivano e distribuiscono i cibi ottenuti in contesti urbani e peri urbani dall’allevamento e l’acquacoltura, oltre che dall’orticoltura. La trasformazione della città in city farming produce reddito ma soprattutto garantisce approvvigionamento di cibo sano per i consumatori. Gli abitanti della città vengono abituati a confrontarsi con la natura, stimolati a considerare le pratiche sostenibili come un’alternativa valida per il risparmio energetico.

Per concepire un nuovo spazio cittadino è necessario condurre un nuovo stile di vita per il quale le emergenze ambientali impongono un ruolo diverso alla rete ecologica urbana. La sinergia tra l’architettura e l’agricoltura può elaborare strategie e metodi urbanistici innovativi, dove sulla natura si pone l’accento come elemento strutturale e non solo estetico nel tessuto urbano. Vengono progettati gli orti verticali, i garden roof e le facciate vegetali, tutte le nuove forme del verde urbano realizzate celebrando la fusione tra l’architettura più sensibile all’aspetto ambientale e il vivaismo specializzato. Il legame tra il florovivaismo e lo spazio urbano avviene necessariamente per mezzo dell’architettura ecofriendly, per questo motivo i comuni, in ottemperanza con alcuni parametri del trattato di Kyoto, devono sostenere la sperimentazione sulla rinaturalizzazione dell’ambiente urbano, possibile attraverso azioni concrete quali la defiscalizzazione a favore delle urban farming, l’educazione scolastica e la cessione di terreni a cooperative o singoli aspiranti urban farmer.

L’11 per cento dei casi di asma infantile e il 18 per cento dei problemi respiratori negli anziani è aggravato dall’inquinamento cittadino. La mancanza di alberature e zone verdi, come nel caso di Atene, comporta l’insalubrità e il conseguente degrado socio-ambientale di intere aree urbane. La messa a coltura dei territori urbani, piuttosto che la progettazione di verde pubblico risaldano la maglia urbana al contesto naturale che la circonda, rigenerando la biodiversità con i cosiddetti corridoi ecologici. Un esempio concreto di successo della rete ecologica è testimoniata dalla recente ricomparsa dello scoiattolo rosso, della volpe e del tasso in Villa Ada a Roma, mentre a Villa Borghese sono stati avvistati oltre agli scoiattoli a anche i ricci e una specie di coleottero la cui conservazione è stata considerata prioritaria per l’Unione europea.

© Glyn1/Flickr
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