Alimentazione etica, una risorsa per il futuro

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Agricoltura, Cibo e Alimentazione

L’incremento demografico alimenta il consumo procapite di proteine animali. Entro il 2050 la produzione di carne arriverà a 463 milioni di tonnellate l’anno, il consumo di carne crescerà del 73 per cento, quello dei prodotti caseari del 58 per cento. Un tale aumento non è sostenibile in termini di inquinamento delle falde acquifere, emissioni di gas serra e consumo di suolo. Inoltre, dai rapporti dell’ONU emerge che gli allevamenti, la produzione di materiali edili e plastici sono le principali cause del riscaldamento globale. Nel 2010, con il rapporto “Assessing the environmental Impacts of Consumption and Production” l’UNEP (United Nations Evironmental Programme) conclude che una dieta priva di prodotti di origine animale è una soluzione ai problemi alimentari e ambientali che colpiscono il pianeta. La crescita della domanda di cibo e la distribuzione uniforme delle risorse deve essere affrontata migliorando l’efficienza degli impianti di produzione, conducendo una dieta vegetariana e riducendo gli sprechi.

La FAO dichiara che 842 milioni di persone soffrono la sottoalimentazione cronica. La malnutrizione uccide il 50 per cento dei bambini sotto ai 5 anni, 3 milioni di decessi ogni anno, soprattutto nei paesi poveri. Gli sprechi alimentari dei soli paesi ricchi ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate di cibo l’anno, i cui costi economici e ambientali gravano sul futuro di tutto il pianeta. Nel rapporto FAO “Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources” (2013) viene stimato a 750 miliardi di dollari l’anno il capitale investito per gli effetti degli sprechi alimentari sulle risorse idriche, sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici. A cui deve essere aggiunto il costo della malnutrizione, pari a 3500 miliardi di dollari l’anno.

E’ necessaria un’azione collettiva. Il cibo che ogni anno viene buttato usa 1,4 miliardi di ettari di suolo, il 30 per cento della superficie agricola mondiale e produce 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra. Un terzo del cibo che viene prodotto nel mondo finisce nelle nostre pattumiere. In Nord America e in Europa vengono prodotti 900 Kg di cibo procapite annuo, di questi vengono buttati dai 95 ai 115 Kg/anno per ogni consumatore. Mentre, in Africa sub sahariana e nel sud est asiatico la produzione alimentare totale per individuo non supera i 460 Kg l’anno, per uno spreco procapite dai 6 agli 11 Kg. “Queste tendenze devono essere invertite.” – ha affermato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO – “tutti devono apportare modifiche a ogni anello della catena alimentare per evitare che vi sia spreco di cibo e invece riutilizzare o riciclare laddove è possibile”.

A fronte del 54 per cento di spreco in fase di produzione, dovuto in larga misura alla carenza di infrastrutture e tecnologia nei paesi poveri, il 46 per cento si riscontra nelle fasi di trasformazione, distribuzione e consumo nei paesi ricchi. Supportare i paesi in via di sviluppo con investimenti sui sistemi agroalimentari è una strada, seguire le misure suggerite nel manuale della FAO Toolkit: Reducing the Food Wastage Footprint per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari è la scelta che deve essere fatta al più presto.

© maestramichela/Flickr
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