Le alghe, il motore verde per il futuro

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Agricoltura

Da secoli alla base dell’alimentazione orientale, le alghe sono del tutto estranee alla dieta mediterranea che ne vede la comparsa solo con l’introduzione della moda multietnica nell’alimentazione. Dalle ultime ricerche nel campo della nutrizione emergono tutte le proprietà di questo vegetale in vari settori.

Un cibo antico di millenni per il Giappone, molto poco diffuso nei paesi europei che, nonostante questo, sono grandi produttori di vari tipi di alghe marine. La consapevolezza sul carico nutrizionale delle alghe è ormai diffusissima e fanno di questo vegetale una risorsa per un futuro sempre più incerto dal punto di vista della sicurezza alimentare. 10.000 volte più ricche di iodio dell’acqua del mare le alghe, nella fattispecie l’alga Kelp (utilissima anche per la produzione di biocarburante) e Kombo, possono essere ingerite in piccole quantità per garantire la dose media raccomandata. L’alga Dulse è la più ricca di ferro, ma anche di potassio e magnesio, di quella Hiziki sono sufficienti 100 grammi per ingerire 1400 milligrammi di calcio vegetale, importantissimo soprattutto per combattere l’osteoporosi delle donne. Poi ci sono quelle utili nelle diete vegane per sostituire i tradizionali prodotti industriali di origine come i gelificanti e i condensanti (alga Kanten), e quelle ricche di Omega3 e Omega6 (alga Nori) e persino quelle che contengono proteine (alga Klamath).

Con l’aumento dell’interesse sugli alimenti nutraceutici, l’alga è entrata a far parte della categoria dei cibi cosiddetti funzionali, ovvero il cibo considerato una medicina, soprattutto in quelle società in cui è altissima la diffusione delle malattie metaboliche e legate all’alimentazione errata sotto il profilo quanti-qualitativo. La ricerca in questo campo ottiene continui successi, una di questi è la scoperta di acidi che trasformano i metalli pesanti e gli elementi radioattivi che ingeriamo in sali, più facilmente eliminabili dal nostro organismo, e l’esistenza di un pigmento che risulterebbe resistente all’insulina.

Per molti il mare è la fattoria del futuro, per altri le alghe sono una risorsa energetica e alimentare per combattere l’eutrofizzazione, l’accaparramento della terra nei paesi in via di sviluppo e il consumo di suolo per l’agricoltura intensiva, dedicata soprattutto alla produzione di biocarburanti. Un’ancora di salvataggio per le sorti del nostro pianeta sempre più popolato e sempre meno ricco di biodiversità dei suoli. Se da una parte l’apporto nutritivo fa delle alghe il piatto principale delle tavole del futuro, dall’altra l’Enea dimostra che le alghe potranno essere anche il motore verde con cui si muoveranno le persone e le imprese del domani. Con un ettaro di mais vengono prodotti 152 chilogrammi di biodiesel, con la stessa superficie di coltivazione di alghe si possono produrre fino a 121.104 chili di biocarburante. La ricerca dell’Università svedese KTH è all’avanguardia sul tema della produzione di biogas dalle alghe. Il fattore principale, nonostante tutto, è che alghe hanno un potenziale alimentare indiretto fondamentale per la produzione sostenibile: fanno risparmiare suolo. Suolo che può produrre cibo, suolo che può essere restituito alle popolazioni autoctone e alla natura. Tutti i tipi di alghe crescono facilmente in tutte le condizioni, adattandosi egregiamente ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, popolando non solo le coste giapponesi ma anche quelle del versante atlantico dei paesi europei. Francia, Bretagna, Paesi Bassi, Irlanda e i paesi Scandinavi sono i più grandi produttori, nonché potenziali raccoglitori di alga marina.

In un’ottica in cui la diffusione della cucina etnica è inarrestabile e si sente sempre di più la scomparsa della cucina tradizionale locale, l’introduzione delle alghe marine nei piatti di una società sempre più sensibilizzata al vegetarianesimo è un fattore positivo per la guarigione di un pianeta sovrappopolato, arido, inquinato.

© maxnpistino72/Flickr
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