Le alghe. Dalle biomasse alle cucine, così si coltiva il vegetale marino più diffuso al mondo.

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Sostenibilità

Il menù del terzo millennio vedrà una lunga serie di piatti a base di alghe. Le terre fertili iniziano a scarseggia e con l’aumento della popolazione vivere in un pianeta composto al 70 per cento di acqua lascia intravedere una soluzione all’insicurezza alimentare: nutrirsi con le alghe.

Le alghe marine sono una risorsa importante per l’alimentazione umana. Benché l’alghicoltura sia poco sfruttata nei paesi occidentali, questo vegetale cresce nelle acque di tutto il mondo, riuscendo ad adattarsi anche alla coltivazione artificiale. Il vantaggio della raccolta di esemplari selvatici e dell’alghicoltura è che queste pratiche non sottraggono risorse all’agricoltura, fornendo comunque un alimento in grado di garantire i contenuti energetici e calorici necessari per l’uomo. La coltivazione di alghe marine è una pratica abbastanza semplice che si svolge stendendo delle corde cosparse di spore in mare aperto o in vere e proprie serre artificiali. La luce solare, l’anidride carbonica e l’acqua (non necessariamente pulita per le colture destinate alla biomassa) costituiscono l’habitat ideale per la proliferazione di questi vegetali marini.

L’impiego di manodopera è uno dei motivi per cui la coltivazione delle alghe non è facilmente riproducibile su larga scala, tuttavia si sente già parlare di progetti di alghicoltura intensiva, potenzialmente dannosi per l’integrità dell’ambiente marino.

Rispetto alle colture energetiche e alimentari convenzionali, le alghe hanno il vantaggio di essere l’organismo vegetale con il ciclo di crescita più breve, oltre a poter essere coltivate tutto l’anno senza occupare suolo o consumare acqua pulita. Per questo, forniscono una soluzione sostenibile al fabbisogno alimentare e nutrizionale del pianeta. Rispetto alle colture di mais, soia e palma, la coltivazione delle alghe è economicamente vantaggiosa ed estremamente produttiva in termini di quantità di raccolto per ettaro, in più non produce scarti se impiegata a scopi energetici.

Nella maggior parte dei casi, le alghe destinate al mercato alimentare vengono coltivate in mare in ambienti controllati. Le caratteristiche di questi vegetali capaci catalizzare la CO2 hanno indotto i governi a considerare l’alghicoltura una risorsa energetica e uno strumento per la salvaguardia ambientale.

La normativa europea in materia di produzione di alghe ha fornito un testo integrato per regolamentare l’alghicoltura nei paesi membri. Il regolamento 710/2009 fornisce un indirizzo per la coltivazione di alghe alimentari, dalla scelta del luogo, non esposto a contaminazione, allo sviluppo solo con nutrienti di natura biologica.

Un primo passo da parte dell’Europa verso un nuovo tipo di produzione che potrebbe presto costituire un’alternativa all’approvvigionamento energetico da fonti non rinnovabili, e allo stesso tempo sovrapporsi e fare da antagonista allo tradizione alimentare dei paesi occidentali.

© EliB/Flickr
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