Il rapporto tra città e campagna, la carrying capacity #2

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Agricoltura, Sostenibilità, Urbanistica

In Italia l’urbanizzazione erode 70 ettari di suolo agricolo al giorno. Nel mondo l’incremento demografico, l’importazione di cibo e l’insicurezza alimentare rendono incerto il futuro del pianeta. Proteggere i nostri suoli e ricucire il rapporto tra città e campagna sono gli unici passi verso la sostenibilità.

Nel 2008, contestualmente alla crisi alimentare mondiale, in Italia sono stati prodotti 43 milioni di tonnellate di cemento. Nella classifica mondiale, il nostro paese è al quarto posto per il rapporto tra cemento prodotto/superficie e al quinto per rapporto cemento prodotto/abitante. Nell’ultima edizione del Rapporto sul Consumo di Suolo l’ISPRA dichiara che il 7,3 per cento del territorio italiano è urbanizzato, di cui il 47 per cento da infrastrutture, il 30 per cento da edifici e il 14 da aree di parcheggio e cantieri. Impermeabilizzare il suolo agricolo produce profitto economico e allo stesso tempo effetti negativi sulla qualità della vita. La pressione antropica e il processo di urbanizzazione si traducono nella frammentazione delle aree rurali e nella perdita progressiva del potenziale produttivo del suolo.

“Il suolo è uno dei beni più preziosi dell’umanità. Consente la vita dei vegetali, degli animali, e dell’uomo sulla superficie della terra”, con questa definizione il Consiglio d’Europa (Carta Europea del Suolo, 1972) introduce il tema della tutela del territorio agricolo. Il concetto di rete ecologica viene elaborato nelle successive disposizione previste dalle Convenzione di Rio del giugno 1992, della Direttiva Habitat del maggio 1992 e della più recente Convenzione Europea sul Paesaggio (2000), di cui si sottolinea l’importanza della salvaguardia delle aree agricole e delle aree naturali urbane. In Italia, in ogni secondo vengono urbanizzati 8 metri quadrati di suolo agricolo. L’uso di asfalto e cemento, l’impiego di macchinari agricoli pesanti, la deforestazione, le irrigazioni inadeguate a cui si deve la salinizzazione dei suoli e l’impiego di sostanze chimiche distruggono il substrato fertile del suolo, la terra viene impoverita e resa incapace di produrre cibo (ISPRA, 2012).

Il futuro del nostro pianeta non è sostenibile. Lo dimostrano alcuni studi svolti dal Professore Shlomo Angel della New York University sulla diffusione del suolo antropizzato in relazione all’incremento demografico. Contro l’insicurezza alimentare è necessario intervenire sulla disponibilità delle risorse alimentari locali e sullo sviluppo del rapporto tra città e campagna. L’ambiente offre all’uomo le risorse necessarie per la sopravvivenza di un numero limitato di individui. In un contesto mondiale in continua crescita demografica l’impermeabilizzazione del suolo agricolo deve essere tenuta sotto la soglia della carrying capacity, ovvero della capacità del suolo di produrre risorse. Nelle città l’incremento demografico e l’uso del suolo sono legati da una legge di scala che descrive una struttura sociale dipendente dai sistemi di distribuzione delle risorse, prima fra tutte quella alimentare. Comprendere e prevedere lo sviluppo di un organismo urbano autonomo e sostenibile è possibile solo attraverso una programmazione resiliente del ricollocamento delle attività produttive all’interno delle prime corone urbane. La produzione di cibo nelle strette vicinanze dei nuclei urbani comporta la tutela della biodiversità e delle caratteristiche chimico fisiche del suolo, quindi una migliore qualità alimentare e un freno concreto all’irrazionale urbanizzazione a scopi speculativi.

© martyr_67/Flickr

 

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