Cibo e territorio, un legame tutto da assaggiare

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Agricoltura, Sostenibilità

L’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di territorio sottoposto a tutela, vantando più 800 parchi naturali in cui la vita animale e vegetale è rispettata e salvaguardata. All’interno di queste aree, tutt’altro che chiuse verso l’esterno, l’agricoltura e l’allevamento costituiscono il legame inscindibile tra la tradizione rurale e l’uomo, che diventa custode del paesaggio e produttore dei più noti e prestigiosi prodotti tipici della tradizione culinaria italiana.

L’Italia è il Paese europeo con la maggiore varietà di specie viventi, di queste circa seimila specie vegetali e 57mila animali vivono e si riproducono nelle aree protette. Il 30 per cento delle forme di vita di tutto il nostro continente si concentra in una superficie, quella italiana, 30 volte più piccola dell’Europa. Il ministero dell’Ambiente conferma che la presenza dei parchi nazionali tutelati ha un ruolo fondamentale per la salvaguardia delle specie faunistiche e vegetali e mette un freno ai processi di urbanizzazione dei suoli naturali. I siti di particolare interesse naturalistico, ambientale o storico contengono degli ecosistemi prevalentemente o integralmente intatti. Nel 1992, durante il Summit mondiale per l’ambiente di Rio de Janeiro, questi luoghi sono stati definiti “strumenti con cui conservare la biodiversità”.

Nonostante la mancanza di una legislazione dedicata all’attività agricola all’interno dei zone naturali, alcuni articoli della Legge 394/1991 si riferiscono a un modello di coltivazione e allevamento sostenibile, che coniugano la salvaguardia delle risorse naturali con il mantenimento della produttività dei sistemi agricoli. L’agricoltura biologica è la pratica più adatta per consolidare il legame tra l’uomo e la natura e per mantenere inalterata la vita che deriva dal suolo.

Le iniziative a favore di queste pratiche produttive di tutela sono promosse e diffuse dalla Commissione europea, dagli enti Parco e da organizzazioni come l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), Legambiente e il Wwf.

In Italia, i programmi europei volti a sostenere l’agricoltura sono stati assorbiti dai Piani di sviluppo rurale, attraverso i quali è stato possibile tutelare il 10 per cento del territorio italiano, per un totale di 871 siti che comprendono parchi nazionali, regionali e marini. Le aree protette spesso sono caratterizzate da una presenza significativa di attività antropiche, spesso agricole. Queste realtà, a tutti gli effetti rurali, hanno modellato il territorio e ne costituiscono un carattere inalienabile.

I prodotti agroalimentari sono la memoria e la ricchezza del territorio, un patrimonio di tradizioni, gesti, culti e di civiltà. La qualità dei nostri cibi viene garantita delle sigle europee Denominazione di origine protetta (Dop) e Indicazione geografica protetta (Igp) per gli alimenti e Denominazione di origine controllata (Doc) per i vini. Marchi che per i cibi prodotti all’interno di un’area protetta si arricchiscono delle conoscenze antiche e del legame inscindibile tra cibo e territorio. Molti dei nostri cibi tipici devono la loro alta qualità al luogo e alle pratiche di produzione, nelle riserve e nei parchi è largamente praticata l’agricoltura che, oltre a fornire alimenti sani, non intacca l’equilibrio della natura.

La ricotta romana prodotta nella riserva naturale della Marcigliana (Lazio), la castagna della Val Camonica proveniente dal Parco regionale dell’Adamello (Lombardia) e il pinolo della tenuta presidenziale di San Rossore e la tenuta Salviati di Migliarino (Toscana), così come molti altri prodotti della tradizione culinaria italiana che vengono lavorati all’interno dei parchi o delle riserve protette, rispettano il patrimonio ambientale e il territorio grazie all’operato di numerose aziende agricole biologiche. L’Atlante dei prodotti tipici e tradizionali nelle aree protette realizzato dal ministero dell’Ambiente, Slow Food e Legambiente in collaborazione con Federparchi raccoglie un archivio di prodotti agroalimentari tipici provenienti dalle aziende situate all’interno dei Parchi nazionali e regionali. L’agricoltura ha un ruolo di primaria importanza nella conservazione dell’ambiente, delle risorse naturali e per il mantenimento della biodiversità di cui è così ricca l’Italia.

L’agricoltura biologica, o meglio l’agricoltura tradizionale, vieta l’utilizzo di fertilizzanti chimici, pesticidi di sintesi e pratiche agricole dannose per il territorio. Il ricorso ai metodi naturali per la concimazione e la rotazione delle coltivazioni permettono la salvaguardia e lo sviluppo della biodiversità e della ricchezza di nutrienti disciolti nei suoli.

Le aree protette non sono luoghi impenetrabili, delle entità estranee alla vita dell’uomo, al contrario la produzione e il commercio di cibo sono un elemento di comunicazione con il resto del territorio per circa la metà dei comuni italiani che ricadono all’interno di un sito tutelato. Gli abitanti hanno costruito da tempo una sorta di alleanza tra l’agricoltura e il territorio che favorisce la conservazione del paesaggio e la biodiversità. In questo contesto l’agricoltore diventa “custode” della terra e instaura un rapporto con il territorio e con il consumatore attraverso il commercio di prodotti biologici a filiera corta. L’attività degli agricoltori è l’ultimo baluardo del legame tra la produzione agroalimentare e il rispetto del territorio reso ancora possibile grazie a quegli strumenti, la tradizione e la manualità, ormai sepolti dall’innovazione tecnologica.

© Fabio Tiberi/Flickr

 

 

 

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