L’agricoltura biologica per salvare il suolo e nutrire il pianeta

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Agricoltura, Ambiente e clima, Società e Territorio, Sostenibilità

Gli effetti dell’agricoltura a piccola scala e delle pratiche biologiche per la produzione del cibo sono determinanti per combattere l’insicurezza alimentare. Dalla difesa della sovranità alimentare al frenare il potere delle multinazionali del cibo e il land grabbing, è fondamentale per le sorti del nostro pianeta adottare pratiche agricole che rispettino l’ambiente.

Il 2014 è stato dichiarato l’anno internazionale dell’agricoltura famigliare per l’Onu e nasce il Cisa, il Comitato italiano per la sovranità alimentare, con lo scopo di risolvere i problemi legati alle comunità rurali. L’obiettivo è quello di avviare delle politiche specifiche per il riconoscimento dell’agricoltura famigliare e dell’agricoltura di sussistenza a piccola scala.

Il tema del ritorno alla terra e della difesa della sovranità alimentare sta prendendo piede. Una spinta radicale verso il cambiamento è dettata proprio dallo stile di vita alimentare delle persone e dagli effetti sulla salute. L’agricoltura famigliare, di sussistenza e a piccola scala è un modello sostenibile di interazione produttiva tra l’uomo e l’agricoltura, ristabilito per affrontare la crisi alimentare. In Italia, per esempio, la proposta di legge Zaccagnini contiene dei provvedimenti a favore dell’agricoltura a piccola scala con lo scopo di allontanare la minaccia del land grabbing attraverso l’accesso alla terra da parte dei giovani.

Il mondo viene sfamato per il 75 per cento da cibo prodotto da piccoli agricoltori, eppure la biodivestità agricola e conseguentemente alimentare è in pericolo. Il mercato delle sementi è controllato per l’80 per cento dalle 10 multinazionali più grandi del settore, la terra viene sottratta agli agricoltori e inaridita da pratiche di produzione intensiva insostenibili per l’ambiente e dannose per la vita degli esseri viventi. Un primo passo verso la sovranità alimentare dei popoli è stato compiuto lo scorso dicembre dalla Comunità Europea ritirando la riforma del mercato dei sementi. Così facendo il potere delle multinazionali viene contenuto dal libero scambio dei semi con il quale gli agricoltori vengono affrancati dalle royalties.

È necessario prendersi cura della terra. Il terreno fertile inizia a scarseggiare, i campi agricoli che rimangono vengono sfruttati da pratiche agricole industriali che ne distruggono la materia organica facendosi responsabili dell’aumento di CO2 nell’atmosfera. La fame nel mondo si combatte con suoli fertili, non solo incrementando la quantità di cibo. Per fare ciò è necessaria un’inversione di tendenza. Produrre suolo è pressoché impossibile, ricostituire la biodiversità e lo strato fertile della terra è molto più facile, nonostante sia necessario un periodo abbastanza lungo. Per questo è necessario iniziare da subito a coltivare rispettando i cicli naturali del terreno e senza usare sostanze chimiche che contaminano e sviluppano la resistenza dei suoli ai pesticidi.

Il rapporto 2012 sulla green economy, redatto dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e dall’Enea, chiarisce il ruolo dell’agricoltura biologica. Non è più sufficiente sensibilizzare al consumo di prodotti a chilometro zero, per affrancare il mondo da un sistema produttivo e di distribuzione alimentare inquinante. È necessario convertire la produzione di cibo reinserendo la rotazione delle coltivazioni. Puntare alla fertilità e alla produttività del suolo prima della coltivazione significa restituire un futuro al pianeta e nutrire un numero maggiore di persone con un cibo più gustoso e meno inquinante. La rotazione delle colture e l’inserimento di vegetazione autoctona o spontanea nutre il terreno sul quale vengono piantate le colture successivamente.

Le distese di piantagioni intensive che distruggono il suolo devono essere restituite agli agricoltori per essere riportate all’agricoltura tradizionale. Non è più sostenibile per il nostro ambiente che su 140 milioni di ettari di suolo vengano coltivate intensivamente solo quattro specie dominanti (soia, olio di palma, olio di colza, zucchero di canna). E soprattutto, in un pianeta sovrappopolato la produzione di cibo non può essere ridotta a meno di un quarto del suolo mondiale e nelle mani di una maggioranza di agricoltori la cui povertà non permette di accedere agli strumenti per migliorare il proprio lavoro.

L’agricoltura convenzionale è certamente più produttiva, nonostante le potenzialità produttive del terreno aumentino con le coltivazioni biologiche. Allo stato attuale, solo alcune colture bio possono essere paragonate a quelle tradizionali, le patate per esempio, mentre il mais e il riso possono avere una produttività maggiore.

L’agricoltura biologica sfama i popoli, nutre la terra, affranca dai cambiamenti climatici. Un ritorno al passato consapevole, una scelta nel rispetto della natura che può diventare una soluzione i problemi che attanagliano la nostra società.

© Dubrawko/Flickr
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