Un’onda di sostenibilità per il nuovo Palazzo di Giustizia di Arezzo

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Architettura, Sostenibilità

All’interno del parco storico dell’ex ospedale sanatoriale Antonio Garbasso, solo otto anni fa è stato inaugurato il nuovo Palazzo di Giustizia di Arezzo. Due volumi, uno preesistente e di matrice neoclassica, l’altro dal gusto decisamente più moderno, collegati da un ponte di acciaio e vetro sospeso a 5 metri d’altezza, costituiscono rispettivamente l’edificio contenente gli archivi e quello che accoglie l’aula del tribunale e uno spettacolare atrio d’accesso. Un progetto ideato e realizzato dallo studio di architettura Nicoletti e Associati, quasi a voler rimarcare la linea nel tempo, il dialogo dell’uomo con il tempo e con la natura. Il nuovo Palazzo di Giustizia sembra un’onda argentea si scaglia contro gli stilemi neoclassici e contemporaneamente ne richiama la solennità e il rigore formale con un muro dalle geometrie assolutamente pure.

 

Il nuovo volume, un edificio che rievoca il passato e la storia della città, è contenuto verso nord da una massiccia e imponente parete in granito nero degli Urali, mentre verso sud insiste la vera anima dell’edificio. Qui, infatti, una “morbida” tenda di brise-soleil muove la facciata permettendo alla luce di penetrare all’interno e lasciando respirare l’edificio con una forma flessuosa che richiama gli elementi dei giardini e del parco che lo circondano. La bioclimatica e i precetti di architettura ecocompatibile sono i motivi vincolanti della scelta dello studio Nicoletti di impiegare il granito lungo la parete più esposta alle intemperie e i brise-solieil su quella rivolta verso la luce e all’irraggiamento solare. Quello del Palazzo di Giustizia di Arezzo è quindi un guscio concavo che ricalca la logica progettuale di Manfredi Nicoletti con l’impiego dell’acciaio spazzolato, nella proposta seriale di pareti trasparenti e con l’allusione al tema della geometria organica e alla geoarchitettura. Non è un caso infatti che l’architetto abbia studiato nei dettagli il progetto dal punto di vista bioclimatico: l’esposizione a sud e l’inserimento di strutture frangisole sono fondamentali per la dispersione delle radiazioni termiche, mentre la parete in granito fiammato è essenziale per il contenimento dell’energia irradiata, e ancora le aperture per l’areazione naturale sono l’elemento basilare per il raffrescamento estivo dei locali interni per mezzo dell’effetto camino. Effetto, quest’ultimo, che viene accentuato dalla pianta ellittica dell’edificio stesso e dall’elevazione forma tronco conoidale che, intorno alla hall d’ingresso a tutt’altezza, accoglie e contiene i visitatori in un ambiente ameno e termo regolato in modo naturale.

La facciata sud, spettacolare in questo progetto, è alta quasi 17 metri ed è caratterizzata da una doppia parete convessa, “rigata” dai due livelli sovrapposti, curvi e traslucidi, di elementi frangisole che hanno la duplice funzione di ombreggiare durante il periodo estivo e al contempo, durante l’inverno, di riflettere la luce solare naturale all’interno dell’edificio stesso. Sul lato opposto di 20 metri, lungo la parete nord, una serie di lastre di granito sono disposte sul muro portante di cemento armato, lasciando lo spazio necessario per areare la parete ventilata; le stesse che, poste in opera secondo inclinazioni differenti, associano alla funzionalità bioclimatica un elegante effetto di non complanarità e ruvidezza.

 

Un progetto che riflette sulla bellezza del paesaggio e sulla struttura urbana di Arezzo, un edificio che nasce dall’esigenza di coniugare la conservazione storica delle preesistenze, (inserite tra i beni vincolati dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici) all’esigenza di ottenere alte prestazioni impiantistiche e distributive. Gli elementi architettonici si rapportano fondendosi alle forme naturali e con le vasche d’acqua che circondano l’edificio, assolvendo contemporaneamente alla funzione bioclimatica.

Un manufatto d’argento che brilla sotto i raggi del sole e che di notte si lascia illuminare dall’interno, un progetto dagli spazi diafani e dalle forme dinamiche, organiche, vibranti. Quasi a voler parlare del nuovo Palazzo di Giustizia di Arezzo come di un essere vivente.

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