Cantine d’autore

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Architettura

Quando la tradizione vinicola italiana sposa l’estetica i più prestigiosi studi di architettura sono chiamati a progettare veri e propri templi del vino. Così le Archistar costruiscono le icone del gusto.

Il miglior vino viene prodotto rispettando le regole consacrate dalla tradizione italiana per la produzione delle etichette più rinomate al mondo. La migliore architettura nasce rispettando il territorio, facendo vivere intorno a una funzione uno spettacolo per tutti i sensi. La sensorialità è proprio il punto di incontro tra la cultura del vino e l’Architettura.

Renzo Piano, lo Studio Valle, Giovanni Bo, Mario Botta, Gae Aulenti, Ludovico Antinori sono solo alcuni dei progettisti coinvolti nella realizzazione di cantine. Per le maggiori aziende vinicole italiane gli architetti progettano opere in cui si riflette l’attenzione per il territorio e la consapevolezza di dover entrare in un equilibrio rurale ormai consolidato.

Pur riducendo ai minimi termini la tensione con il territorio circostante, le architetture di firme così prestigiose non possono far altro che acquisire una propria identità. Il tentativo di ridisegnare il rapporto tra l’uomo e il paesaggio attraverso la fusione delle linee strutturali con la topografia del sito cade quando le stesse cantine diventano veri e propri segnali di riconoscimento del luogo. Nella tenuta Castelbuono a Montefalco di Bevagna, la cantina battezzata Carapace Winery di Arnaldo Pomodoro è una scultura di rame tra le sagome delle colline umbre, un’opera d’arte che denuncia la sua esistenza nel contesto rurale, la sua epoca e la logica progettuale del noto scultore romagnolo.

La bellezza di queste cattedrali del vino cattura il paesaggio, catalizzandolo nelle proprie forme. Le valli sono viste attraverso i vuoti delle strutture, le colline sono morse da pareti in pietra, i vitigni sono osservati e ricostruiti in corridoi ottici. Dialogando con il territorio l’architettura diventa protagonista.

La generosità con cui i progettisti impiegano le materie prime locali, il legno piuttosto che la pietra, è un legame tra lo spazio storico e le esigenze attuali. Legame di cui si riconosce la logica della contemporaneità nei manufatti stessi, ovvero nell’impatto iconografico dei riferimenti all’ambiente. Per questo si può distinguere l’austero equilibrio geometrico della Cantina Icario di Montepulciano. Qui, lo Studio Valle progetta una cantina costruita in pietra locale per riallacciarsi al contesto naturalistico suggerito dall’attività produttiva e per evocare l’architettura rurale toscana. Un altro esempio virtuoso è il progetto per la cantina Marchesi Antinori a San Casciano Val di Pesa (Firenze) dello Studio Archea Associati, l’edificio seminterrato è coperto da un tetto di terra in cui i vitigni si possono arrampicare rendendolo indistinguibile dalle colline circostanti.

Architetti e committenti costruiscono luoghi di percezione e di produzione che conducono a un nuovo modo di fare turismo enogastronomico promosso da numerose iniziative locali e regionali. Da nord a sud del Belpaese i prodotti della tradizione italiana e gli spazi multifunzionali, high tech e di altissimo design di queste aziende costituiscono un’alternativa culturalmente e gastronomicamente interessante per far rinascere il culto di Bacco nel binomio vino e architettura. Una mossa strategica che smuove l’attenzione intorno a questo settore e che aumenta un patrimonio di bellezze architettoniche tutto italiano.

Cantina Petra progettata da Mario Botta © Marco Borghi/Flickr

 

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