Alimentazione etica e volontariato, un obiettivo per il futuro del pianeta.

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Cibo e Alimentazione, Sostenibilità

L’incremento demografico è uno dei fenomeni che contraddistinguono la nostra epoca, comportando una serie di effetti sullo sviluppo della società e sulla “vita” del nostro pianeta. Un esempio è l’aumento del consumo, procapite di cibi a base di proteine animali. Nonostante nel 2015 in Italia il consumo di carne abbia registrato un calo dell’1,8 per cento sulle vendite, entro il 2050 la sua produzione arriverà a 463 milioni di tonnellate l’anno, il consumo di carne crescerà del 73 per cento, quello dei prodotti caseari del 58 per cento. Un tale aumento non è sostenibile per il nostro pianeta in termini di inquinamento delle falde acquifere, emissioni di gas serra e consumo di suolo.

La crescita della domanda di cibo e la distribuzione uniforme delle risorse nel mondo deve essere affrontata migliorando l’efficienza degli impianti di produzione e di distribuzione, conducendo una dieta quanto più possibile priva di prodotti di origine animale e riducendo gli sprechi alimentari. Secondo il WFP (World Food Program) sono 795 milioni gli individui che soffrono la sottoalimentazione cronica, una persona su nove nel mondo non ha abbastanza cibo per sopravvivere. La malnutrizione uccide il 45 per cento dei bambini sotto ai 5 anni, 3,1 milioni di decessi ogni anno, soprattutto nei paesi più poveri. Il dato sconcertante è che gli sprechi alimentari dei soli paesi ricchi ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate di cibo l’anno, mentre i costi economici e ambientali gravano sul futuro di tutto il pianeta. Nel rapporto FAO “Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources” (2013) viene stimato a 750 miliardi di dollari l’anno il capitale investito per gli effetti degli sprechi alimentari sulle risorse idriche, sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici. A cui deve essere aggiunto il costo della malnutrizione, pari a 3500 miliardi di dollari l’anno.

A fronte del 54 per cento di spreco in fase di produzione, dovuto in larga misura alla carenza di infrastrutture e tecnologia nei paesi poveri, il 46 per cento si riscontra nelle fasi di trasformazione, distribuzione e consumo nei paesi ricchi. Il cibo che ogni anno viene buttato usa 1,4 miliardi di ettari di suolo, il 30 per cento della superficie agricola mondiale e produce 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra. Un terzo del cibo prodotto finisce tutti i giorni nelle nostre pattumiere. “Queste tendenze devono essere invertite” – ha affermato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO – “tutti devono apportare modifiche a ogni anello della catena alimentare per evitare lo spreco di cibo, riutilizzando o riciclando laddove è possibile”.

Organizzazioni senza scopo di lucro come i Banchi Alimentari rispondono al tema degli sprechi alimentari controllando le dinamiche che regolano il fenomeno della trasmissione di generazione in generazione della povertà e sensibilizzando sull’importanza dell’attività di volontariato per sostenere le comunità in difficoltà. “Il ruolo dei volontari è fondamentale perché è sinonimo di partecipazione” afferma Isabel Jonet, Presidente della Federazione Europea dei Banchi Alimentari “non possiamo vivere in un mondo in cui si pensa che le responsabilità e le azioni concrete siano compiti solo del prossimo, per questo il modello del volontariato ha una rilevanza sociale e ambientale.” Dal 1996, anno in cui è stato fondato in Arizona (USA), il Banco Alimentare ha sviluppato un sistema di distribuzione gratuita del cibo che si è diffuso in Europa e in gran parte del mondo, potenziando le strategie e le attività con una rete di volontari e organizzazioni al servizio della comunità. Oggi il Banco Alimentare conta 257 stazioni, per un totale di 14mila persone (di cui il 91 per cento sono volontari) che, grazie all’ausilio di 31mila organizzazioni che, come la Croce Rossa e i centri sociali, si impegnano nella distribuzione dell’equivalente di 2,2 milioni di pasti al giorno. Quella del Banco Alimentare non è solo una battaglia contro la malnutrizione e la fame, ma una chiamata alla solidarietà e al rispetto delle risorse.

Le dinamiche di sviluppo sociale richiedono veloci interventi a sostegno dei paesi in via di sviluppo, uno è quello organizzato dal Banco Alimentare, altri sono gli investimenti indirizzati al miglioramento dei sistemi agroalimentari e all’istruzione delle donne agricoltori. La scelta che possiamo fare noi, ogni giorno nel nostro quotidiano, è quella di ridurre le perdite e gli sprechi alimentari.

© by lyonora/Flickr
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