Mario Botta. Il poeta della materia

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Architettura

“Costruire significa posare una pietra sul suolo e restituire al territorio la propria cultura” così il Maestro Mario Botta ha iniziato la sua lectio magistralis “ritrovare i principi primordiali dell’architettura significa scavare alle origini della cultura della progettazione e ritrovare la gravità della materia.” L’architetto svizzero, una delle figura più importanti dell’architettura contemporanea, ha voluto rendere omaggio alle origini della nostra civiltà celebrando l’ancestrale e inscindibile legame tra l’uomo e la città.

Maestro, cos’è la città?
La storia non ha creato un modello diverso di espressione della società, ha creato la città. Ha creato il luogo per eccellenza in cui si concentrano le contraddizioni e le speranze dell’umanità. Il solo luogo in cui si svolgono tutte le attività legate alle forme di associazione della vita umana. La città che noi fruiamo è il frutto delle civiltà estinte in cui il contemporaneo si riconosce ed esprime la forza collettiva per generare qualcosa che appartiene alla storia della cultura del suo tempo.

Maestro, qual è il rapporto che insiste tra l’architettura del nostro secolo e la città contemporanea?
La città e l’architettura vivono un rapporto conflittuale. L’architettura del nostro secolo è nata sull’eredità della città storica, della diverse forme della città che nel tempo si sono succedute, la città giardino e la città concentrica ne sono un esempio. Abbiamo ereditato, cioè, l’idea della città come forma finita. Oggi questa forma è in crisi per due ragioni: sono venuti a mancare gli elementi essenziali della costante che ha generato il limite e l’idea di un nucleo in cui esiste centro. Non esistendo più il concetto di limite non esiste più il dialogo tra la città e la campagna.

Il limite è lo spazio creativo in cui si esprime l’architetto?
In un certo senso è vero. L’architetto è solo uno strumento, non bisogna sopravvalutare quello che può fare perché è solo il frutto di una contingenza che è quella della storia e della cultura. Io sono figlio del post Bauhaus non posso agire come un post neogotico, riconoscendo la propria cultura l’architetto diviene l’espressione formale della storia. Da questo punto di vista l’architetto riconosce i suoi limiti e può rappresenta la storia del proprio tempo.

© Enrico Cano

 

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One thought on “Mario Botta. Il poeta della materia”

  1. Il, limite è l’interesse privato,la speculazione,un giorno un uomo difronte ad una domanda imbarazzante sulla ristrutturazione dei centri storici mi ha risposto! fortuna che mi hanno impedito di realizzare il progetto
    che per necessita stavo proponendo ,molte volte, anzi tante, i progettisti eseguono indicazioni suscitate da semplici interessi economici , le nostre espansioni urbane dal dopoguerra ad oggi sono principalmente speculazione edilizia.

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