La musica è libertà. Un dialogo con Roberto Cacciapaglia.

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Arte

Quando ho incontrato il Maestro Roberto Cacciapaglia gli ultimi scampoli d’estate scaldavano una Milano nel pieno del suo dinamismo. Lo studio di registrazione del Maestro mi ha accolto in tutto il suo calore e quando, nel suo silenzio, ho avuto il piacere di iniziare l’intervista quelle pareti in legno e sughero si sono avvolto intorno alle parole che ci siamo scambiati.
Con il compositore di molte delle melodie degli spot pubblicitari, dei documentari, dei film, il padre dell’album Alphabet e delle melodie per l’Albero della Vita a Expo Milano 2015 ho avuto il piacere di condividere un attimo di poesia, un’intima interpretazione del mondo e dell’arte.

Maestro, ascoltando le sue composizioni si percepisce che la sua musica parla la lingua della società contemporanea, si esprime con e attraverso di essa nella sperimentazione tecnologica del suono. Mi sbaglio?
Nella società contemporanea usiamo la musica come un salvagente, volendo rimanere sul pelo dell’acqua per non ascoltare il silenzio. Dovremmo essere un po’ più dei subacquei, e come loro andare in profondità per prendere le cose preziose della musica e riportarle in superficie.

Cosa significano per un compositore le pause? Come interagisce con il silenzio Roberto Cacciapaglia?
Io parto sempre dal silenzio quando compongo. Le mie ispirazioni provengono dall’interno non dall’esterno, quella esterna può essere interessante mentalmente, è sicuramente un supporto intellettuale, ma un’ispirazione profonda deve venire da dentro di te. Il silenzio è l’inizio di ogni mia composizione, è un mare calmo che chi ascolta riesce a percepire solo se io riesco ad andare in profondità e a portare alla luce la potenza del suono.

John Cage nel 1952 compone Quattro minuti, trentatré secondi. Cosa sente lei ascoltando questo silenzio?
Tutto. In 4’33’’ sento la libertà. È uno spazio e noi abbiamo bisogno di uno spazio in cui mettere tutto quello che vogliamo. La musica è straordinaria, un’arte antichissima e modernissima perché non da indicazioni, ognuno di noi sente, interpreta, mette dentro lo spazio della musica quello che vuole: questa è libertà.

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