Vertical Farm, le serre che educano a mangiare bene

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Agricoltura

Nel 2050 più dell’80 per cento della popolazione mondiale abiterà in centri urbani sempre più grandi. Per sfamare 9 miliardi di individui senza consumare suolo, il professore Dickson Despommier della Columbia University di New York ha ideato il concetto di vertical farm.

Le vertical farm, le coltivazioni verticali, sono degli edifici che, al posto di residenze e di uffici, contengono serre urbane. Questi centri di autoproduzione alimentare possono essere costruiti ex novo, come il prototipo milanese Skyland di Enea per Expo Milano 2015 e lo Sky Greens di Singapore, possono essere inseriti in un programma di riqualificazione degli spazi urbani in disuso come il caso di The Plant a Chicago o venire installati per la produzione di mangimi biologici, un esempio è lo zoo di Paignton in Inghilterra.

Quale sia la loro origine, risparmio, riciclo, riuso sono sempre le parole chiave. Anche le vertical farm costruite dentro edifici esistenti o in locali sotterranei garantiscono la produzione di cibo, tutto grazie alla tecnologia LED. In mancanza o in aggiunta all’energia solare, la crescita delle coltivazioni idroponiche (quelle che necessitano di pochissima acqua) avviene attraverso l’illuminazione LED alimentata da pannelli solari. Inoltre le vertical farm sono la soluzione ideale nelle situazioni di forte inquinamento atmosferico perché la piantagione viene coltivata in un’atmosfera controllata, priva di inquinanti e senza l’uso di pesticidi. Il risultato è un cibo a chilometro zero, di ottima qualità e con un fortissimo impatto sociale.

Questi grattaceli verdi sono nati con l’idea di essere una soluzione globalmente sostenibile contro la fame nel mondo. Tuttavia gli elevati costi elevati di costruzione hanno permesso alle vertical farm di essere solo uno strumento attivo per l’educazione alimentare e la sensibilizzazione a pratiche urbane sostenibili. Differentemente, gli sviluppi di questa tecnologia con sistemi a basso costo o semplicemente la diffusione delle coltivazioni idroponiche costituiscono un traguardo per la nutrizione dei paesi più a rischio.

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