Amare il mondo con gli occhi di Expo 2015

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Società e Territorio

Fino alla sua inaugurazione ho fortemente dubitato di Expo Milano 2015. Ho sofferto per il fallimento di un ideale che sento vivo dentro di me, quello dello slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, offuscato dai bagliori della “M” di McDonald’s. Mi sono sentita tradita quando ho trovato nella lista dei partner le multinazionali meno etiche del pianeta. Ho combattuto contro quel logo colorato con la scritta “Expo” e quella “2015” sovrapposte, non ho condiviso nessun articolo (neanche quelli scritti da persone, professionisti, che stimo), non ho commentato nessun post che compariva nella mia bacheca facebook o twitter.

Ho dovuto aspettare di oltrepassare i tornelli, di arrivare sul decumano e di entrare nei padiglioni per capire cos’è Expo Milano 2015. Non commento e non condivido tutto quello che c’è dietro la macchina dell’Esposizione Universale di Milano, nessuna persona con dei valori e coerente con se stessa lo farebbe.

Voglio solo raccontarvi un’emozione.

Ormai sappiamo tutti che lungo il decumano sfilano i padiglioni delle nazioni straniere e lungo il cardo quelli italiani, ci sono strutture accattivanti, appariscenti, attraenti ma ci sono anche dei luoghi più piccoli e apparentemente meno emozionanti. Quelle stanze dedicate ai paesi che non si sono potuti permettere padiglioni, all’interno dei cluster, gli edifici tematici, c’è l’anima di Expo Milano 2015.

Qualche giorno fa sono entrata nel cluster del caffè e ho varcato la soglia della Repubblica Dominicana, una stanza vuota, con le pareti ricoperte di immagini e sul fondo un video che andava senza che nessuno fosse seduto sui due sgabelli che lo precedevano. Due ragazze mi hanno accolto e mi hanno dato un foglio A4 (quello delle fotocopie) stampato con una stampante rudimentale che rigava l’immagine e la scritta con una quantità imbarazzante di strisce. Solo una serie di lampadari colorati (quelli nell’immagine) che, come mi è stato spiegato, riflettevano a terra un’ombra simile a quelle delle palme sulle spiagge dominicane, e il sorriso di quella ragazza illuminavano un ambiente povero.

Mi sbagliavo quando combattevo Expo, quando spuntavo le parole più feroci verso questo progetto. La gioia di una giovane ragazza dominicana viva e speranzosa per le possibilità che vorrebbe trovare e cogliere, fiera del suo paese, fiera di una stanza piccola e vuota in cui sfilano le immagini vessillo della sua nazione, tutto questo, solo questo, raccoglie il messaggio di speranza dell’Esposizione Universale di Milano.

© IlaDam
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