A Firenze, una serra galleggiante vuole nutrire il mondo

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Agricoltura

Il nostro pianeta chiede aiuto per continuare a nutrirci. La terra è inaridita dall’agricoltura intensiva, svuotata dalle pratiche irresponsabili dell’uomo, erosa dalle inondazioni dovute ai cambiamenti climatici, asciugata dal riscaldamento globale, uccisa dalle industrie agroalimentari. E a una popolazione mondiale in continuo aumento non rimane che una manciata di terra sempre meno fertile e poca, pochissima, acqua. I paesi più ricchi comprano acqua potabile, è il caso del Medio Oriente, la pompano dal sottosuolo come negli Stati Uniti, oppure la dissalano. Tutti procedimenti industriali energivori che distruggono la terra in nome della fame di una fetta di mondo che di cibo ne ha anche da buttare.

L’insicurezza alimentare è uno dei problemi più gravi che la nostra società si trova a dover affrontare in questo secolo. La mancanza d’acqua, di terra, di tecnologia si traduce in mancanza di cibo, proprio lì nei paesi più poveri della Terra, consumati dai paesi industrializzati, inginocchiati dalle catastrofi dovute ai cambiamenti climatici.

Le soluzione a questo dramma arrivano da tutto il mondo e io, orgogliosamente, voglio tenere alto il vessillo della ricerca italiana.
Nel Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (Linv), un gruppo di architetti e agronomi di Pnat, lo Spin-off dell’Università di Firenze, hanno realizzato una serra, la Jellyfish Barge, dotata di galleggianti e di un design veramente interessante. In un’area di 70 metri quadrati, dalla forma ottagonale per facilitarne l’assemblaggio in serie, Jellyfish Barge autoproduce l’acqua e l’energia necessaria per le coltivazioni idroponiche (bisognose di poca acqua per la crescita) senza consumare suolo. La serra, infatti, galleggia nei bacini idrici o in mare da dove, grazie ai dissalatori solari, può filtrare fino a 150 litri d’acqua al giorno attingendola dai serbatori di raccolta della pioggia o dal pompaggio di acqua salata o inquinata.

Lo spirito ecologico non poteva mancare: la serra è composta da materiali di riciclo, legno e vetro, mentre la modularità della struttura permette l’assemblaggio di più galleggianti che, proporzionalmente al numero di serre, producono di più consumando di meno. Jellyfish Barge per ora galleggia lungo il canale Navicelli, tra Pisa e Livorno, ma la sua composizione e l’agro-biotecnologia innovativa ma semplice da utilizzare ne permettono l’istallazione in quasi tutti i contesti.
Una sfida che potrebbe presto diventare un traguardo per il gruppo di ricerca fiorentino.

 

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