Gli Stati Uniti non si dissetano con il petrolio

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Società e Territorio

Dopo l’oro nero (il petrolio), l’oro blu (l’acqua) sta iniziando a scarseggiare. E questo i californiani lo sanno molto bene.

È deludente per chi come me ha amato la cultura, la libertà, la democrazia e alcune volte anche la cucina degli Stati Uniti accorgersi che proprio questi sono i primi a distruggere la cosa più importante che possiede l’umanità: la terra.

Debole come tutte le società, il tallone d’Achille americano sta nella dipendenza ossessiva e distruttiva dal petrolio.

La nazione che non ha voluto aderite al Protocollo di Kyoto oggi vede uno dei suoi stati più ricchi, la California, inginocchiata per il quarto anno consecutivo dagli effetti del riscaldamento globale. I dati dell’United States Drought Monitor (USDM) stimano che il 99,85 per cento del territorio californiano è in gravi condizioni di siccità, di questi il 42 per cento è ai livelli massimi. L’estrazione sfrenata e imprudente dell’acqua che scorre da 20mila anni nelle profondità della terra insieme al fracking o fratturazione idraulica, con cui viene estratto il petrolio e il gas, stanno facendo collassare i terreni, assetare i campi e con loro gli agricoltori.

Intere parti della Central Valley sono sprofondate perché la crosta terreste sotto di loro è stata svuotata. I terreni agricoli sono aridi, le coltivazioni stanno soffrendo la crisi idrica più forte nella storia dello stato e la sussistenza dei coltivatori non è più una certezza.

Questo prospetto, preoccupante e disastroso, porta il governatore della California, Jerry Brown, a prendere seri provvedimenti. Iniziative che certo non chiudono i rubinetti delle multinazionali del petrolio, che solo loro consumano 7,5 milioni di litri d’acqua al giorno, 264,97 milioni di litri l’anno solo per il fracking. No, non sono loro a subire gli effetti della siccità: sono i cittadini che si vedono obbligati a continui tagli del consumi dell’acqua, sono le amministrazioni pubbliche che dovranno sostituire con piante resistenti alla siccità quelle nei campi da golf, nelle aiuole e nei cimiteri. Non sono le industrie petrolifere a dover smettere di distruggere la terra, a loro è permesso (o non è vietato da nessuna legge) di inquinare l’acqua dei bacini idrici, che i contadini usano per irrigare e i cittadini per bere, con le acque reflue delle loro dissennate pratiche di estrazione. Agli agricoltori però vengono aperte le porte delle università per imparare dai ricercatori a usare bene le loro risorse.

Questo è triste, governatore Brown, questo è davvero triste presidente Obama. È deludente che voi che sventolate con 50 stelline la vostra democrazia, che voi che schierate in prima linea le vostre mogli a favore di un’alimentazione sana e corretta, che voi che avete la metà dei vostri stati bagnati dal sole per 300 giorni l’anno; è deludente che proprio voi condannate i cittadini a mangiare pomodori coltivati senza acqua, che pur di gongolarvi nel vostro petrolio e nella vostra ricchezza cercate con i migliori cacciatori di teste i contadini che in California ancora hanno disponibilità di accesso all’acqua per convertire le loro produzioni in mandorleti, perché lo sappiamo le mandorle solo nel 2012 hanno generato un profitto pari a 4,8 miliardi di dollari.

Sto cercando la vostra liberta e la vostra democrazia in tutto questo, governatore Brown e presidente Obama, perché nella vostra lungimiranza ormai non faccio più affidamento.

© SFU - University Communications/Flickr
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One thought on “Gli Stati Uniti non si dissetano con il petrolio”

  1. Gli americani fanno una cosa che fanno anche gli altri (inclusi noi europei): crescono senza sosta, ingigantiscono la propria impronta sull’ambiente. Questa bulimia affligge un po tutta l’umanità; nessuna soluzione facile in vista.

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