La natura, scuola di vita

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Agricoltura

Recentemente ho incontrato dei ragazzi che non sapevano che le pecore avessero la coda, donne che pensavano che le ananas fossero una radice e che le vespe fossero i maschi delle api. Qualche anno fa, mi ricordo persino di aver incontrato un uomo il quale, in età non sospetta, non aveva mai saputo prima che glielo dicessi io che i piselli nascevano dentro a un baccello.

Per questo sono felice quando sento parlare di orti urbani, di scuole con serre didattiche e di educazione ambientale. In città, nelle città dove per chilometri non senti neanche l’odore della terra, è importante che ci siamo strutture e iniziative che avvicinino le persone all’ambiente, perché così imparano a proteggerlo e a non averne paura. 

La conoscenza deve essere diffusa, e anche correttamente, perché è inammissibile che alcuni individui abbiamo timore della natura. La vita, la bellezza, è opera della natura.

Il rapporto con la terra non può mancare alla base della nostra cultura. L’uomo nasce a contatto con la terra, vive grazie ai sui frutti che, è bene ricordarlo, non arrivano dal corridoio a sinistra dopo il banco dei surgelati. Non sono sufficienti i più bravi insegnanti di educazione ambientale per imparare a conoscere gli alberi, gli animali e a coltivare le piante: è necessario toccare con mano il nostro mondo.

I miei viaggi, quelli per i quali ho visto tutti i continenti, mi hanno insegnato gran parte di quello che so. Un’altra parte, certamente più piccola, mi è stata insegnata da mio padre. Da bambina mi portava a vedere gli animali allevati nella scuola dove insegnava, una fattoria urbana prima ancora che venisse coniata questa definizione, mi ha mostrato come si ara la terra, coltiva un orto e quando il mio gioco preferito era rinvasare le piante mangiavamo i frutti della campagna dei miei nonni. Poi, quando sono stata abbastanza grande, ho imparato a raccogliere i fiori per i decotti in Russia, a riconoscere gli alberi in America, a usare la paglia per costruire le capanne in Africa e a stare lontana da alcuni animali in Australia.
Oggi pianto l’insalata sul mio balcone e quando i vicini mi vengono a trovare faccio vedere loro quello che mi hanno insegnato il mondo e mio padre.

Sono orgogliosa di quello che ho imparato, e ringrazio la vita (o la natura) per avermi permesso di imparare e di vedere così tanto.
Per questo, sulla mia esperienza, sono sicura di poter affermare che l’unica soluzione per frenare la distruzione del nostro pianeta sia che ognuno di noi prenda coscienza delle proprie azioni, apra gli occhi e metta entrambe le mani dentro a un sacchetto di terra.

 

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