La terra tra di noi. Intervista a Giuseppe Li Rosi.

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Agricoltura

Non molti giorni fa ho conosciuto un agricoltore, un uomo, il cui spirito e la cui forza mi hanno colpito profondamente. Con Giuseppe Li Rosi abbiamo condotto un’intervista appassionata sul tema dell’agricoltura biologica e sull’importanza della lotta degli agricoltori per i loro diritti poi, improvvisamente, è venuta questa domanda e ancora più improvvisamente la sua risposta.
In Sicilia, a Raddusa in provincia di Catania, Giuseppe gestisce l’azienda agricola di famiglia, Terre frumentarie, con il sentimento che solo la passione per la terra e per le proprie origini può darti.
La risposta, viva e sincera, che mi ha dato Giuseppe Li Rosi deve vibrare nelle coscienze di tutti noi. Di tutti gli individui che credono nel rispetto della terra, nella cura dei suoli e delle nostre tradizioni rurali, per il semplice motivo che è ripartendo da quelle pratiche mai mutate per 9mila anni che sarà possibile salvare il nostro futuro e quello del pianeta che ci ospita.

Sfatiamo un mito. Molti considerano l’agricoltura biologica una pratica facile. È davvero così?

Quando parli con qualcuno di agricoltura biologica molti pensano che non devono più concimare o che non devono diserbare, questo però l’agricoltore vero non se lo può permettere perché la produzione calerebbe troppo. L’agricoltura “in biologico” significa priva di sostanze chimiche, questo vuoto viene riempito con la conoscenza o sostituito con altri sistemi, ad esempio quello della biodinamica che attiva attraverso il cornoletame una serie di batteri contenuti nel terreno.
Un agricoltore biologico come me chiama in suo aiuto il mondo dei batteri, poi chiama il mondo degli insetti, li comincia a rispettare e a esserne contento quando arrivano in quantità e in varie specie. Io chiamerò prossimamente in aiuto il mondo degli alberi a darmi una mano, sarebbe un sogno riuscire a fare questo, le produzioni migliorano, però bisogna trovare i fondi per poterlo fare.
Ho fatto di tutto per salvare questi strumenti. Ho anche depositato al registro nazionale, presso il ministero, le tre varietà di grani che coltivo, la Timilia e lo Strazzavisazz come grani duri e il Maiorca come un grano tenero, per dire che sono della mia terra, che appartengono alla civiltà rurale, di cui sono fiero di essere parte, e che sono nostri e che nessuno se li può prendere e portare via cambiando loro nome e rivendendoseli.
L’agricoltura biologica non è assolutamente una pratica facile perché devi riuscire a conoscere e imparare a conoscere pian piano tutti questi mondi diversi, devi guardare spesso il cielo e odorare la terra. È un lavoraccio, difficile se non hai la passione che ti spinge. È facile se abbandoni la terra, molti lo hanno fatto, non abbandonarla è difficile, però una volta che ti lasci sedurre ringrazi Dio di essere rimasto nella terra, come lo ringrazio io. Mi sono iscritto all’università per andarmene via dalla Sicilia, via dalla terra, e invece sono rimasto. Io ho trovato il mio compito, lo so qual è.

 

 

© Giuseppe Li Rosi/Terre frumentarie

 

 

 

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One thought on “La terra tra di noi. Intervista a Giuseppe Li Rosi.”

  1. Paolo Di Maria ha detto:

    Certo il bio potrebbe essere la soluzione a tante malattie, indirettamente col tempo molti anticorpi e difensori del nostro organismo potrebbero ripristinare la loro forza ke è stata persa con il loro indebolimento, e poi bio è buono, salutare e gustoso in quanto si tornerebbe al vero gusto, al vero sapore….

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