La natura, attraverso gli scatti di Riccardo Pascucci

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Fotografia

Avevo poco più di 20 anni quando ho incontrato Riccardo Pascucci. Era una giornata d’autunno e a Roma, in un luogo improbabile, tra persone con interessi completamente differenti dai nostri abbiamo subito iniziato a chiacchierare di fotografia. Oggi Riccardo è un fotografo professionista, titolare dello studio fotografico Foto&Tulipani e docente di Fotografia all’Accademia delle Arti di Pyrgi, presso il Castello di Santa Severa, in provincia di Roma. 

Ancora oggi trovo che siano unici i momenti in cui ricevo le telefonate di Riccardo. Di solito mi racconta di qualche strumento appena acquistato, di come ha sviluppato in camera oscura alcune foto o mi svela qualche segreto scoperto durante una delle sue immersioni. E così, presa dall’entusiasmo, inizio a fargli un numero imbarazzante di domande.

LaCastagna: Dov’è Riccardo Pascucci nelle sue fotografie?
Riccardo Pascucci: Mi sono trovato spesso a chiedermelo. Pensandoci bene, credo che nelle mie fotografie ci siano sempre una certa dose di malinconia e la meraviglia, quindi il desiderio di sottolineare la magnificenza e la potenza della natura. Anche quando non fotografo, mi soffermo con gli occhi, con la mente e con le orecchie su situazioni malinconiche, lontane, a volte indefinite. Ultimamente mi sta capitando molto con la fotografia subacquea.

La Castagna: Come si diventa fotografo professionista?
Riccardo Pascucci: Di certo non ci si alza la mattina e lo si diventa. Semmai ci si alza un giorno e si decide che si vuole iniziare un percorso di formazione, prima tecnico e poi stilistico-culturale, che ti metterà nelle condizioni di poter iniziare ad affrontare il mercato fotografico. Alcuni seguono delle scuole, altri no. Va detto che tutti i maggiori fotografi del passato e contemporanei, sono degli autodidatti, almeno a livello tecnico.

LaCastagna: Raccontaci la tua storia. Com’è nato Riccardo Pascucci fotografo?
Riccardo Pascucci: Io sono figlio di un fotoamatore. La mia infanzia è stata un poco diversa da quella dei miei coetanei. Sono cresciuto con escursioni continue nelle necropoli etrusche, nei sotterranei dei monumenti romani, con la storia della Seconda guerra mondiale… con i canti dell’inferno di Dante. La domenica tipicamente mia madre dipingeva e mio padre fotografava o ascoltava musica classica. Tutto sommato, non è strano che a 12 anni ho ricevuto in regalo la mia prima Reflex. Reflex si, per scelta di mio padre, che insisteva col farmi imparare da subito tempi e diaframmi – qui Riccardo mi sorride e continua – ancora ce l’ho quella macchina e funziona perfettamente!

LaCastagna: Si, ma agli inizi non è facile.
Riccardo Pascucci: Ho lavorato da autodidatta per circa 10 anni. Ho capito che fotografare era la mia vita, il mio lavoro. Fino a oggi nessuno mi ha mai regalato nulla in ambito lavorativo e quindi ho deciso di iniziare questa professione ho preso le pagine gialle e ho telefonato a non so quanti studi fotografici a Roma chiedendo se avessero bisogno di un assistente. Alla fine uno accettò la mia proposta, la fortuna ha voluto che fosse uno dei fotografi più bravi e preparati di Roma, una persona senza segreti, non gelosa delle sue esperienze e conoscenze, nonché insegnate di camera oscura. Ho lavorato per tre anni come flashista e porta borse, continuando con una fatica improba a mantenermi il mio lavoro part-time. Sono stati anni duri ma meravigliosi! Mi ricordo che mi alzavo tutti i sabati e le domeniche alle 5:30, facevo due matrimoni e poi correvo al lavoro fino all’una di notte e il giorno dopo lo stesso.

La Castagna: La fatica paga, non è vero? Alla fine hai raggiunto il tuo obiettivo. Descrivici il tuo lavoro e la ricerca personale che ti ha condotto alla fotografia naturalistica?
Riccardo Pascucci: Certo! La questione però non è molto romantica, non vorrei deluderti… Nel 2000 ho preso il mio primo brevetto da sub, dopo qualche immersione hi iniziato a sentire che scendere sott’acqua ed osservare non mi bastava più, volevo portare fuori, agli altri, le stesse cose che vedevo io. Con una bella fatica economica cominciai ad attrezzarmi prima con piccole macchine compatte, poi con sistemi Reflex, anche se molto semplificati. Le occasioni rare di scendere in mare e i mille problemi tecnici che riscontravo, presto mi hanno spinto a cercare fotografie anche all’asciutto. Il resto è storia… Vivere a Roma mi ha permesso di raggiungere il Parco Nazionale d’Abruzzo, fotografare in quel contesto è stata una palestra formidabile, soprattutto perché ti fa anche conoscere i comportamenti delle varie specie animali. Ognuna di esse ha la sua distanza di sicurezza, i suoi orari, le sue stagioni. Sai, la fotografia naturalistica ti insegna a capire come va il mondo. Devi conoscere il tuo soggetto per poterlo riprendere. Molte volte devi aspettare che sia lui a venire verso di te, senza forzarlo alla tua presenza. E non immagini nemmeno quante volte ti svegli in piena notte, scali una montagna con anche 14 chili sulle spalle, e te ne torni senza aver visto nemmeno un lombrico. Altre volte invece senza alcuna fatica trovi tutto a portata di mano: volpi, cervi, lupi. Oggi il mio lavoro naturalistico lo divido tra la ricerca di comportamenti animali, l’immortalare particolari eventi atmosferici e la fotografia subacquea, che è forse la più complicata.

Negli anni la mia stima verso un professionista del calibro di Riccardo non è mai scemata, anzi e posso ritenermi fortunata soprattutto perché il tempo ci ha regalato una delle più belle e preziose amicizie.

Di certo non sono una critica della fotografia o un’esperta della materia, ma sono un’attenta osservatrice e negli scatti di Riccardo trovo sempre delle emozioni. Le sue fotografie non imprimono solo la pellicola ma la sensibilità delle persone che con lui condividono dei valori. Il silenzio in cui gli animali vivono in queste fotografie, il trionfo del paesaggio e persino la voce degli ambienti marini sono una protesta, un monito, un’attesa.

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